Sabato 04 Aprile 2026

Arte cristiana

«Vi racconto il mio quadro, il più bello del 2025»

L'opera di Giovanni Gasparro “Quel che vide Nostro Signore al primo sguardo” incanta la giuria del Premio Eccellenti Pittori- Brazzale. Ne abbiamo parlato con l'Artista

«Vi racconto il mio quadro, il più bello del 2025»

«E’ il quadro più bello del 2025», così lo ha definito la giuria  del Premio Eccellenti Pittori – Brazzale, il prestigioso riconoscimento annuale dedicato esclusivamente alla pittura italiana contemporanea, nato per valorizzare i migliori artisti viventi, ideato dal critico Camillo Langone col gruppo Brazzale S.p.A e formato da una giuria di amanti del bello. Il riferimento è al quadro del pittore Giovanni Gasparro Quel che vide Nostro Signore al primo sguardo. Una Natività davvero unica nel suo genere, perché è un’Adorazione dal punto di vista del Bambino. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, «l’eccellente pittore» peraltro già vincitore del prestigioso Premio nel 2014, alla sua prima edizione - e che si è soffermato a spiegarci il significato del suo dipinto.

Maestro, la sua opera "Quel che vide Nostro Signore al primo sguardo" è stata premiata dalla giuria del Premio Eccellenti Pittori – Brazzale per la sua forza innovativa nel solco della tradizione. In che modo nella sua opera si coniugano innovazione e tradizione?

«Sovente, nell’approccio alle mie opere, mi capita di sentirle apostrofare come troppo “antiche” per essere contemporanee o troppo “contemporanee” per essere paragonabili a quelle antiche. È un limbo singolare quello in cui abita la mia pittura, viziato dal fatto che la nostra epoca, superficiale nel giudizio estetico è abituata ad un concetto di contemporaneità, in arte, che sia prepotentemente provocatoria e di rottura con le modalità espressive, i soggetti e le tecniche di esecuzione del passato. Eppure quelli che oggi consideriamo i più grandi artisti dei secoli scorsi, sono partiti dalla più stretta osservanza della tradizione per poi aggiungere un tratto estetico o contenutistico che li calasse nella propria epoca. Ma questo avveniva in modo spontaneo, senza forzature di sorta dettate dal mercato e dalla critica d’arte o dall’ego dell’artista. Nella mia opera cerco di abbeverarmi alle fonti dell’antico ma cercando di dire qualcosa di nuovo o in modo nuovo. La vera innovazione è proprio nel dettaglio aggiunto o trasfigurato, non nella dissacrazione brutalista. Parafrasando il grande compositore Gustav Mahler, la tradizione è tenere vivo il fuoco, non adorare le ceneri».

L’ideatore del Premio Eccellenti Pittori - Brazzale, Camillo Langone, ha parlato dell’universalità delle sue opere, «capaci di comunicare a generazioni e nazionalità diverse». A cosa è dovuto questo fattore? All’aderenza al vero? Ad un intento didascalico sotteso forse alle sue opere, come l’arte sacra di un tempo? 

«Ritengo che l’ “universalità” del mio linguaggio pittorico, almeno per una persona di media cultura, in Occidente, possa essere dettata certamente        dall’adesione al dato naturalistico ma anche dalla riproposizione di iconografie sacre e profane sedimentate nella memoria collettiva. Eppure, nonostante ciò, constato sempre più di frequente come alcuni codici della comunicazione o persino i soggetti vetero e neotestamentari che dovrebbero essere alla base della cultura figurativa, si stiano totalmente perdendo. Quello che io ritengo un bagaglio di soggetti certamente alla portata di tutti, in realtà, non è scontato che lo siano. Persino laureati o cattolici che partecipano abitualmente alla Messa domenicale, faticano a riconoscere personaggi ed episodi delle Sacre Scritture o Santi dipinti con attributi iconografici tradizionali. All’analfabetismo di ritorno attuale, rispondo reinventando ciò che, nel sacro, diamo per scontato. Il paradosso è che io lo faccia con strumenti e linguaggio ritenuti tradizionali. Questo potrebbe rendermi, se non universale, almeno universalmente comprensibile».

 La sua arte sacra unisce  estetica e fedeltà alle Sacre Scritture e ai dogmi, ma l’arte, non solo informa, suscita anche sentimenti di devozione nel fedele, spingendolo alla preghiera. E a Lei che emozioni ha lasciato il processo creativo che ha portato all’esecuzione di quest’opera o quali sentimenti l’hanno spinta nel dipingere questo quadro?

«Quest’opera, nello specifico, è nata dalla commissione di un collezionista privato di Camerano (Ancona) che mi ha proposto l’esecuzione di un’adorazione dei pastori. Chi mi conosce sa quanto sia restio ad accettare commissioni pubbliche o private che non mi siano congeniali. Avendo già dipinto opere in cui ribaltavo il punto d’osservazione - “Labano cerca gli idoli nel baule di Giacobbe”, Bassano del Grappa, Fondazione The Banck - o presentavo una scena con l’omissione di alcune figure chiave della narrazione - “Ecce Ancilla Domini ”, Augsburg, collezione privata -, abbiamo inteso mostrare ciò che vide Nostro Signore appena nato,​ al primo sguardo, ovvero la Santa Vergine e san Giuseppe. Così, un soggetto mille volte proposto in arte, per secoli, può essere trasposto in modo nuovo, semplicemente ribaltando la prospettiva visiva. Per me, in tutte le opere a soggetto sacro, come in questo dipinto, insieme alla foga creativa, partecipa anche una viva componente spirituale e devozionale. L’opera diventa essa stessa orazione nel momento in cui io prego dipingendo. E percepisco perfettamente quanto questo possa, in seconda istanza, riverberarsi sui fedeli, sui fruitori o su chiunque possa imbattersi in questa narrazione figurata, persino sul web. Ne avverto tutta la responsabilità morale anche in termini di coscienza perché potrei inficiare l’orazione e la devozione altrui, tanto quanto esaltarla».

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