Lunedì 20 Aprile 2026

Peter To Rot martire del matrimonio

Sarà canonizzato il prossimo 19 ottobre. Il primo santo della Papa Nuova Guinea verrà rappresentato nell'arazzo con i simboli che mostrano la sua storia: fedi nuziali, Bibbia e croce

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Nell'eternità dove ora vive il giovane martire che sarà canonizzato il 19 ottobre prossimo, le parole che papa Leone XIV ha rivolto ai giovani invitandoli a "scelte radicali e piene di significato come il matrimonio, l'ordine sacro e la consacrazione religiosa" saranno risuonate forti, festose e chiare. Peter To Rot aveva scelto il matrimonio e lo ha difeso con la vita, certo che ne valesse tutta l'amara, dolce pena. LA VITA Nato a Rakanui, un villaggio dell'isola di Nuova Britannia, in Papua Nuova Guinea, nel 1912, incontra la fede cattolica all'età di 14 anni grazie al battesimo dei suoi genitori, un fatto, spiega l'agenzia Fides, decisivo «per l'evangelizzazione di quella zona del Pacifico.» Il padre di Peter, Angelo To Puia, era infatti il capo della sua comunità e «fu uno dei primi ad essere battezzato nella missione, insieme a sua moglie, Maria Ia Tumul. Il fatto che un'autorità tra i nativi ricevesse questo sacramento cristiano significava l'accettazione degli insegnamenti di Gesù e, cosa molto importante, anche la rinuncia a pratiche di stregoneria e cannibalismo molto presenti nella cultura di quelle persone, così come ad altre pratiche contrarie al Vangelo.» Sulle solide fondamenta poste dai genitori, amati e rispettati da tutti, è cresciuta la fede dei figli e in particolare del futuro santo, il primo della Papua Nuova Guinea, Peter To Rot. Tra i primi e più zelanti chierichetti, devoto fin da giovane dell'Eucarestia prese sul serio i suoi impegni di preghiera quotidiana e di servizio alla comunità. «Tale era il senso di fede di Peter To Rot che padre Carl Laufer, MSC, propose la possibilità che diventasse sacerdote, ma suo padre rispose: "No, padre, non credo che qualcuno della nostra generazione sia pronto per diventare sacerdote. È troppo presto per questo. Forse uno dei miei nipoti o pronipoti avrà questa fortuna. Ma se vuoi che To Rot diventi catechista, mandalo alla Scuola per Catechisti di Taliligap".» Così entrerà nella scuola per catechisti diretta da padre Joseph Lakaff, punto di riferimento per tutta la comunità e guida stimata che aveva del catechista un concetto alto e nobile, come in effetti merita: «Il catechista è un vero missionario. È un esploratore, un maestro nei luoghi più remoti, un vigilante. Ammorbidisce il terreno nei campi non arati dove verrà piantato il seme della fede. Mette in guardia dai pericoli e prepara la strada per il trionfo finale della fede. Poiché i catechisti conoscono bene la mentalità della loro gente, i loro stili di vita, le tradizioni, le idee su vari aspetti della vita e la loro lingua, danno al sacerdote che lavora tra un popolo nativo, con il loro aiuto, un chiaro vantaggio rispetto al missionario straniero senza di loro». Si sposa l'11 novembre 1936 con Paula Ia Varpit, insieme avranno tre figli, uno solo sopravvissuto fino a età avanzata, quello nato dopo la morte del padre. Una vita intensa e provata su tutti i fronti, quella di questo santo martire della fede e del matrimonio cristiano. Nel 1942, siamo ormai in piena seconda guerra mondiale, i giapponesi invadono la Papua Nuova Guinea: iniziano le persecuzioni religiose che diventano sempre più serrate. Inizialmente "solo" i sacerdoti vengono arrestati e i catechisti diventano il baluardo a difesa di una fede giovane e vitale (come, paradossalmente era avvenuto in altre epoche anche nello stesso Giappone, dove i laici hanno tramandato la dottrina e l'hanno difesa con la vita). Questo spazio di pur limitata libertà religiosa venne contratto fino ad essere soffocato nel 1944: «Le capanne degli indigeni venivano regolarmente perquisite alla ricerca di libri religiosi, crocifissi, medaglie, immagini sacre, ecc. Possedere qualsiasi documento scritto era pericoloso». Non solo, i giapponesi cercavano anche de reintrodurre pratiche pagane, per esempio la poligamia, che attentava gravemente alla santità e dignità del sacramento del matrimonio. Peter To non ha ceduto di un centimetro e anzi ha vissuto fino in fondo la sua vocazione di catechista uscendo la notte per incontrare i fedeli, guidando la preghiera, amministrando battesimi e benedicendo matrimoni. IL MARTIRIO  «Hanno portato via i nostri sacerdoti, ma non possono proibirci di essere cattolici e di vivere e morire come tali. Sono il vostro catechista e compirò il mio dovere, anche a costo della vita» La sua santità, leggiamo sempre su Fides, è fiorita nell’alveo di una stretta collaborazione tra sacerdoti e laici nell'opera missionaria, in particolare quella condotta dai Missionari del Sacro Cuore (MSC). «Lui, il “ragazzo della missione”, era molto malato ed è morto». Così diceva ironicamente il poliziotto To Metapa quando andò a verificare con i propri occhi che Peter To Rot era deceduto. Poco prima, il medico della prigione dove era detenuto gli aveva iniettato una presunta medicina e gli aveva dato da bere uno sciroppo per, a quanto dicevano, curargli il raffreddore. L'assunzione di queste sostanze gli provocò dei conati di vomito che il medico stesso gli impedì di espellere, tappandogli la bocca. Così fu il martirio di questo “ragazzo della missione”. Quello di una persona totalmente assorbita nell'opera missionaria. Il martirio di un catechista nativo papuano che imparò ad amare Gesù insieme ai Missionari del Sacro Cuore.» LA CANONIZZAZIONE Peter To Rot, primo Santo della Papua Nuova Guinea, sarà dunque canonizzato domenica 19 ottobre in piazza San Pietro da Papa Leone XIV. Il ritratto che sarà riportato sull'arazzo dispiegato in piazza “è una fedele rappresentazione del giovane catechista”. L'immagine sintetizza la vita e il sacrificio del catechista- martire: «Le fedi nuziali, raffigurate nella sua mano sinistra, simboleggiano il suo sacrificio in difesa del matrimonio cattolico. To Rot fu infatti arrestato e poi martirizzato per essersi opposto alla poligamia e per aver sostenuto l'unione sacramentale tra uomo e donna. La Bibbia, tenuta invece nella mano destra, sottolinea la dedizione di To Rot alla Parola di Dio: nutrito quotidianamente dalla Sacra Scrittura e dall'Eucaristia, traeva forza da queste fonti per far fronte alla persecuzione. La croce del catechista, portata al collo e collocata al centro del petto è il segno della sua fede incrollabile». E così, dagli estremi confini della terra, dove Cristo ha comandato ia Suoi di portare il Vangelo, ci torna l'eco potente e nitida del cuore dell'annuncio cristiano per mezzo di un uomo che ha vissuto la fede ricevuta in dono fino in fondo: in Lui solo c'è salvezza, il regno di Dio è vicino, convertiamoci e crediamo al vangelo. (Foto: Screenshot TVWAN on line, YouTube). ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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