SANTA PASQUA
L'Ungheria in difesa del cristianesimo. Il vicepremier Semjén: l'Europa non rifiuti le proprie radici
Mentre il Paese di Orban si prepara a ospitare il Congresso eucaristico a settembre, Zsolt Semjén ha rilasciato un'interessante intervista al Die tagespost
16 Giugno 2021 - 00:05
E sempre nell’ottica di dare voce e azione alla propria identità di Paese cristiano, appare di estremo interesse una intervista a tutto tondo rilasciata dal vice-premier ungherese Zsolt Semjén (foto a lato) al quotidiano cattolico tedesco Die Tagespost. Prendendo il discorso alla lontana, nel rispondere a una domanda rispetto al motivo per cui il governo ungherese sostiene finanziariamente e politicamente le chiese in Medio Oriente, il vicepremier chiarisce che «la protezione della civiltà cristiana è sancita dalla costituzione ungherese, perché questa è la nostra identità. Questo è accettato anche da coloro che hanno un atteggiamento diverso a causa delle loro convinzioni personali». E prosegue quindi nel proprio ragionamento toccando da un lato il tema dell’immigrazione, che è «in sé sia una cosa negativa […] gli aiuti devono essere orientati a garantire che le persone possano vivere una vita dignitosa nel loro luogo di origine», e dall’altra affermando che oggi il sentimento diffuso è volto a rifiutare «l'eredità cristiana dell'Europa».
Ma l’affondo verso i vertici di un’Europa sempre più distaccata dalle proprie radici non finisce qui: «Rifiutano la visione tradizionale della famiglia e relativizzano la sovranità nazionale», prosegue infatti Semjén. «Crediamo invece nella famiglia che deriva dalla natura ed è ancorata alla tradizione cristiana. Crediamo nell'esistenza nazionale, che è la base di un ricco patrimonio umano. Crediamo nel cristianesimo, che è il fondamento della nostra civiltà e non qualcosa per il museo. […] Nessuna chiesa qui diventa un centro commerciale o una moschea».
Chiaramente, con questo non si vuole dire che l’Ungheria sia “perfetta”: anche qui le ideologie e il mito del progresso fanno il loro ruolo. Tuttavia, la realtà dimostra che le decisioni governative sono condivise dal popolo. Che è poi quello che Semjén auspica avvenga anche in Europa, nel seno della quale l’Ungheria era, e continua a essere, una pedina importante, imprescindibile: «Siamo al fianco dell'Europa e ci crediamo», chiarisce infatti. Per poi rimarcare: «Sia riconosciuto il nostro diritto all'eredità cristiana e alla sovranità nazionale».








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