Domenica 05 Aprile 2026

Papa Francesco, le malattie dei papi e la forza della Chiesa

Non si facciano inutili illazioni, la storia insegna che anche il dolore diventa testimonianza

Progetto senza titolo (62)
Il Papa è ricoverato al Gemelli: certamente si tratta di una patologia seria ma non è detta l'ultima parola, anche perché, come tutti ci auguriamo, le terapie faranno il loro corso e il Papa gradualmente potrà ritornare alla sua attività, certo con riguardo e prudenza, ma nulla può impedire che il timone della Chiesa rimanga saldamente nelle mani di papa Francesco. Per governare la Chiesa, come qualsiasi realtà complessa, serve la testa. Del resto è quello che è avvenuto durante gli anni della malattia di Giovanni Paolo II: debilitato fortemente nel fisico ma lucidissimo di mente, papa Woytila ha saputo fare della malattia una testimonianza di vita, lavorando e potendo certo contare su due validissimi collaboratori: il cardinale Ratzinger per le questioni di fede e dottrina, il cardinale Sodano, navigatissimo e consumato esperto di politica della Santa Sede. La Chiesa visse, paradossalmente nella malattia del papa, un periodo molto bello grazie alla testimonianza eroica di Papa Giovanni Paolo II. Nulla vieta che questo lo si possa ripetere ora con Papa Francesco. Chiaramente il fatto che papa Benedetto abbia scelto di dare le dimissioni dall'esercizio attivo del ministero petrino ha sparigliato le carte e ora c'è chi vocifera attorno all'ipotesi delle dimissioni. Io però non sono convinta che il temperamento del papa sia incline a questa scelta ed è chiaro che nessuno può imporre al Papa una scelta piuttosto che un'altra, ovviamente nel caso in cui si presenti la necessità di una scelta. Certo apprezzabile la scelta di Bergoglio di non fare mistero delle proprie condizioni di salute: ogni pontefice decide autonomamente quale linea tenere in occasione della propria malattia, anche grave. La sensibilità dei tempi certamente influisce. Il vigoroso Pio XI, alpinista esperto, preferì mantenere il massimo riserbo: riceveva in udienza, non alzandosi dalla scrivania, per non mostrare che in realtà era seduto su una sedia a rotelle con le gambe allungate. All'epoca i papi non celebravano le Messe in pubblico, pertanto le celebrazioni in San Pietro non creavano alcun problema: il papa assisteva sempre in trono, sano o malato. Il giorno in cui morì avrebbe dovuto pronunciare un discorso, nel decennale dei Patti Lateranensi, discorso dal quale tutti si aspettavano la condanna della politica fascista, in particolare l'alleanza con la Germania e le violenze ai danni dell'Azione cattolica. Stesso discorso, se non ulteriormente rafforzato, per la lunga malattia di Pio XII: dal 1954 alla morte, quattro anni più tardi, Pio XII soffrì di un incessante singhiozzo (probabilmente causato da un'ernia iatale, all'epoca patologia sconosciuta) e curato con metodi quantomeno maldestri...Pio XII lavorò sino al giorno prima della morte, tenendo ritmi di lavoro asfissianti. Per sua indole aveva concentrato su di sé mansioni solitamente affidate a cardinali di Curia e preparava ogni suo discorso, documentandosi in modo maniacale. Una svolta la si ebbe con Paolo VI (Giovanni XXIII seguì la linea dei predecessori: si sapeva che aveva un tumore allo stomaco, ma non lo si sapeva ufficialmente), quando fu operato alla prostata (tenne il catetere per mesi pur di non venir meno ai suoi doveri) e apparendo in pubblico, a poche ore dall'intervento. E così negli ultimi anni, con un'artrosi che gli impediva i movimenti più semplici. La svolta di Paolo VI fu portata avanti da Giovanni Paolo II che non fece mai mistero delle sue condizioni di salute e tutti abbiamo in mente le immagini del papa malato. Tutto questo per dire che la Chiesa non si ferma: i papi lavorano, fino all'ultimo, la Curia lo aiuta. Certo, una delle qualità di un papa deve essere la scelta dei collaboratori: che le dimissioni di Benedetto XVI siano state dovute a scelte non efficaci in alcuni ruoli della Curia è stato ampiamente dimostrato dai fatti. Certamente invito a frenare illazioni e ipotesi, suggestive ma non sempre aderenti alla realtà. Per chi crede la sofferenza vissuta con sopportazione e speranza  è una testimonianza e non credo che il papa voglia sottrarsi a questa testimonianza. Non lo fece neanche il papa emerito, nelle sue apparizioni pubbliche dopo il ritiro. La malattia di un papa è sempre una fase ricca di sfaccettature non  un momento di transizione. (Foto: Imagoeconomica) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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