Martedì 27 Gennaio 2026

Scienza e fede

San Charbel, si parla di due nuovi miracoli

Due nuovi casi di guarigioni attribuite all'intercessione del santo libanese, si tratta di una avvocatessa americana e di una giovane libanese

San Charbel Makluf

(Foto Ansa)

Non è mai uscito dalla sua cella e non ha mai lasciato niente di scritto, eppure è famoso in tutto il mondo per il suo grande potere taumaturgico. Stiamo parlando di san Charbel, al secolo Youssef Maklūf che a soli  23 anni entrò nel monastero della Madonna di Mayfouq. Ordinato sacerdote nel 1859, visse ad Annaya per quindici anni prima di ritirarsi nell’eremo dei Santi Pietro e Paolo, dove trascorse ventitré anni tra silenzio, preghiera e ascesi. È considerato un potente intercessore per la guarigione di innumerevoli mali, sia del corpo che dell'anima. Soprattutto, i fedeli si rivolgono a lui per risolvere problemi considerati impossibili o addirittura senza speranza.

Molti utilizzano l'olio benedetto proveniente dalla sua tomba per ungere i malati e chiedere la grazia. E dopo la sua morte non ha mai smesso di fare miracoli (30.000 per l’esattezza). I più recenti sono quelli avvenuti all’inizio del 2026 e sono due, ciascuno dei quali coinvolge la guarigione di una donna e contro ogni aspettativa medica. Il primo che vi raccontiamo è avvenuto il 17 gennaio, riguarda l'avvocato Georgianne Walker, nata a South Bend, Indiana, nel 1975, la quale dopo aver subito un intervento addominale nel dicembre 2024, avrebbe, subito dopo, riportato una grave infezione nella parte bassa dell'addome.

La ferita sarebbe rimasta aperta e infiammata a lungo, causandole parecchio dolore, al punto che il chirurgo si sarebbe deciso a  programmare un secondo intervento per rimuovere la parte infetta. Nel frattempo, Walker, sarebbe stata  visitata da George Issa, un amico libanese guarito grazie all'intercessione di San Charbel Makhlouf tre anni prima, portando con sé una piccola fiala dell’ olio che i monaci del Monastero di San Maron in Annaya benedicono usando le reliquie del santo. Mossa dalla fede la donna avrebbe cominciato a pregare chiedendo l’intercessione del santo maronita e ungendo  la sua ferita con l'olio. E in breve tempo la ferita si sarebbe rimarginata fino alla sua completa guarigione, al punto da non rendere più necessario alcun intervento chirurgico.

Il secondo miracolo segnalato, è stato raccontato da Racha Charbel (senza alcuna parentela nota con San Charbel) nata nel 1987 a Jezzine, una cittadina nel sud del Libano. Racha è stata ricoverata in ospedale il 1° ottobre 2025, dopo aver sofferto di forti dolori alla schiena. Una risonanza magnetica condotta sotto la supervisione del suo medico curante, il dottor Christian Atiya, specialista in neurochirurgia e chirurgia vascolare, avrebbe rivelato un tumore sulla colonna vertebrale identificato come meningioma, di 2,3 centimetri di lunghezza e 0,3 centimetri di spessore che non rispondeva ai farmaci e rappresentava un rischio per i nervi spinali e i vasi sanguigni e poteva essere trattato solo tramite rimozione chirurgica.

Viene fissato per lei un possibile intervento in data 7 gennaio 2026. Racha ha riferito che nella notte del 6 gennaio, sopra il suo letto avrebbe appeso una foto di San Charbel, avrebbe posato la mano sull'immagine e chiesto la guarigione prima di addormentarsi. La mattina del 7 gennaio, tornata in ospedale per la risonanza magnetica, le viene comunicato che l'esame sarebbe durato 45 minuti e più. La scansione viene, invece, completata in circa 20 minuti rivelando un risultato inaspettato: il tumore era completamente scomparso. Una guarigione, a detta del suo medico, inspiegabile e che avrebbe rafforzato da quel momento in poi, la fede della donna. Altrettanto incredibile è il miracolo che si è verificato, stavolta in Italia, il 24 luglio scorso, nella chiesa di San Ferdinando, nel cuore di Napoli.

Durante la celebrazione in onore di san Charbel Makhlouf, un flacone di olio benedetto si sarebbe inspiegabilmente riempito dopo essere stato completamente svuotato. Il fatto è stato raccontato da mons. Pasquale Silvestri, parroco della chiesa, che ha presieduto l’Eucaristia alla quale hanno partecipato oltre 500 fedeli, molti dei quali malati. Al termine della Messa, mons. Silvestri avrebbe proceduto ad ungere con l’olio benedetto inviato dalla Curia Maronita di Roma. Ad un certo punto, come ha spiegato il sacerdote, il flacone si sarebbe quasi svuotato, per l’incredibile afflusso di gente, rendendo impossibile a molti ricevere l’unzione: «Alla fine chiusi il flacone e lo riposi nel suo contenitore. Ma, quando lo misi di nuovo nella cassaforte, mi accorsi che era di nuovo pieno. Non potevo credere ai miei occhi».

«Mi sono molto stupito – prosegue in una dichiarazione rilasciata a ACI Prensa- perché il flacone si era esaurito. Ero anche spaventato perché pensavo che non ce ne fosse abbastanza per ungere tutti e lo avevo rovesciato più volte». L’evento miracoloso è stato segnalato, dal sacerdote, in una lettera pubblicata il 27 luglio e indirizzata a padre Elias Hamhoury, già postulatore della causa di san Charbel. «Io non sono un fanatico di miracoli, assolutamente, ma in questo caso c’è stata produzione di materia, è una cosa molto seria», ha sottolineato monsignor Silvestri.

St. Charbel morì il 24 dicembre 1898. La sua tomba divenne subito meta di devozione, alimentata anche dalle testimonianze di una luce intensa che molti dichiaravano di vedere sprigionarsi dal sepolcro. Il santo maronita fu canonizzato da Papa Paolo VI il 9 ottobre 1977. Nel dicembre 2025, Papa Leone XIV è stato il primo papa a visitare la tomba di San Charbel durante il suo viaggio in Libano. Durante la visita, il papa ha descritto l'intercessione del santo come "un fiume di misericordia”.

Questo il modo in cui il Pontefice ha delineato la sua figura: «Vorrei riassumerla così: lo Spirito Santo lo ha plasmato, perché a chi vive senza Dio insegnasse la preghiera, a chi vive nel rumore insegnasse il silenzio, a chi vive per apparire insegnasse la modestia, a chi cerca le ricchezze insegnasse la povertà». Una testimonianza che si rivela «come l’acqua fresca e pura per chi cammina in un deserto». E non è mancato anche un richiamo particolare per vescovi e ministri ordinati, perché «la sua coerenza, tanto radicale quanto umile, è un messaggio per tutti i cristiani».

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