Chiesa
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Belgio, il vescovo di Anversa vuole ordinare uomini sposati
Con la sua decisione, mons. Johan Bonny rischia, oltre a rompere con Roma, di peggiorare la situazione belga
23 Marzo 2026 - 12:15
(KTO TV)
Sembra che la Chiesa belga darà da pensare a papa Leone XIV più del dovuto, vista la dichiarazione del vescovo Johan Bonny della Diocesi di Anversa di voler compiere «ogni sforzo per ordinare uomini sposati come sacerdoti per la nostra Diocesi entro il 2028». «Ho degli uomini in mente. Ci sono candidati, da anni», così il vescovo Bonny durante un’intervista a La Croix, occasione in cui ha anche assicurato che curerà la «necessaria formazione teologica e l’esperienza pastorale, paragonabile a quella degli altri candidati sacerdote. Questa preparazione sarà trasparente ma discreta, lontano dai riflettori dei media». Il vescovo belga ha poi spiegato che passerà i prossimi due anni a cercare «i necessari accordi» con la Conferenza dei vescovi belgi e la Santa Sede.
Il 19 marzo il vescovo di Anversa ha pubblicato un documento che delinea l’applicazione del Sinodo sulla sinodalità nella sua Diocesi. In esso, ha dichiarato che «la questione non è più se la Chiesa può ordinare uomini sposati come sacerdoti, ma quando lo farà, e chi lo farà» arrivando ad affermare che «è illusorio pensare che un processo sinodale e missionario serio in Occidente abbia ancora una possibilità di successo senza ordinare anche uomini sposati come sacerdoti». Sebbene papa Francesco abbia ripetutamente chiarito che il Sinodo sulla sinodalità non aveva lo scopo di cambiare la dottrina cattolica e che «il celibato facoltativo non è la soluzione» alla crisi di sacerdozio che vive l’Occidente, sembra che alcuni Paesi, soprattutto laddove la fede cattolica è più in crisi, vogliano muoversi - e velocemente - in questa direzione. Quest’ultima iniziativa, sebbene abbia un tono più scismatico di altre, non è un fatto isolato, ma arriva dopo una serie di prese di posizioni in netto contrasto con il Magistero. Nel 2014, dopo il Sinodo sulla Famiglia, monsignor Bonny aveva sostenuto il riconoscimento delle relazioni omosessuali nella Chiesa. Nel 2021, i vescovi fiamminghi, tra cui Bonny, hanno proposto un rito di benedizione per le coppie dello stesso sesso. Più recentemente, nel 2023 e nel 2024, di fronte ai richiami della Chiesa sulla gravità dell’aborto e dell’eutanasia, alcune voci nella Chiesa belga hanno mostrato perplessità ingiustificabili.
L’orientamento pastorale sull’ordinazione sacerdotale perseguito da mons. Bonny tocca in realtà una disciplina ben radicata nella realtà teologica della Chiesa latina. Il celibato sacerdotale si è imposto nel corso dei secoli come espressione della configurazione del sacerdote a Cristo, che agisce in persona Christi capitis e si dà tutto a Dio e alla sua Chiesa, come di recente ha ribadito papa Leone XIV elogiando il celibato sacerdotale come «amore indiviso per Cristo e la Sua Chiesa». Il Catechismo della Chiesa cattolica sottolinea che i sacerdoti vivono questa scelta «per il Regno dei cieli» (CEC, n°1579).
Monsignor Bonny, per giustificare questa sua decisione esplosiva, invoca la mancanza di sacerdoti: «In molte diocesi c'è una carenza storica di sacerdoti locali. Il numero di uomini non sposati che vogliono diventare sacerdoti è sceso a poco più di zero». Sebbene l’arrivo di sacerdoti stranieri arricchisca «la nostra vita ecclesiastica con una sana dose di universalità e cattolicità», spiega nella lettera, «vengono ad aiutarci, non a sostituirci». Inoltre collega questa sua iniziativa azzardata al problema degli abusi sessuali: «Le sottoculture e gli stili di vita clericali hanno fatto il loro tempo... La fiducia nella Chiesa e nei suoi ministri è stata gravemente ridotta di conseguenza».
L’argomento delle Chiese orientali dove sussistono sacerdoti sposati viene spesso invocato per giustificare l’ordinazione di uomini sposati e anche in questo caso il Vescovo di Anversa afferma che «nessuno può più spiegare perché l’ordinazione di uomini sposati sia possibile per i seminaristi cattolici orientali o per i convertiti cattolici, ma non per le vocazioni cattoliche native». Tuttavia, ricordiamo che in queste Chiese è una pratica inserita in una propria antica tradizione e prevede inoltre che i vescovi vengano scelti tra i celibi e dove nessun sacerdote può sposarsi dopo la sua ordinazione. Trasferire il modello orientare nella propria pastorale appellandosi al Sinodo e senza il mandato della Santa Sede sarebbe un grave segno di rottura con Roma e quindi con la Chiesa universale.
Al di là infatti della singola questione degli uomini sposati sacerdoti, è proprio l’unità della Chiesa - tanta cara al nostro Papa - e la fedeltà al suo magistero che si stanno incrinando progressivamente. Proseguendo su questa strada monsignor Bonny non andrà che ad accentuare una crisi già profonda. Nelle parole di mons. Bonny ci pare poi che ci sia un punto più critico degli altri: «Dio, al Giudizio Universale, non mi chiederà cosa ho fatto per il diritto canonico. Mi chiederà se ho nutrirò bene il mio popolo». Ci risuonano in testa i versetti: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Dio ci chiederà se siamo stati fedeli ognuno nella sua chiamata e condizione di vita. E, per un vescovo, la fedeltà comporta il rispetto del diritto della Chiesa, che, lungi dall’essere un prontuario di tecnicismi, è piuttosto l’espressione giuridica della fede e della comunione che garantisce a ogni fedele che i sacramenti vengano celebrati nella verità. Come si può nutrire un popolo al di fuori del recinto che ha tracciato il Pastore stesso?
(Foto: Screenshot KTO TV, YouTube)










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