Domenica 05 Aprile 2026

walker texas ranger

Dalla crisi al Vangelo: Il viaggio interiore di Chuck Norris tra cinema e Bibbia

Come la fede in Cristo ha trasformato la vita di Chuck Norris, rendendolo un testimone autentico ben oltre il mito del grande schermo.

Dalla crisi al Vangelo: Il viaggio interiore di Chuck Norris tra cinema e Bibbia

Chuck Norris - Ansa

Ero a predicare gli Esercizi Spirituali in una parrocchia quando mi arriva il messaggio di un amico: «Chuck Norris è morto». La notizia mi colpisce, ma rispondo come nei migliaia di meme spiritosi che circolano oggi e che, in altre forme, esistevano già dagli anni ’90 e che lo stesso attore ha sempre assecondato e incentivato: «Beh, dai, sarà per due giorni». La battuta è colta e mi viene inviata un’immagine della star americana con sotto scritto: “Una volta Chuck Norris è morto. Il giorno dopo stava bene”.

Scopro che la sua è stata un’infanzia segnata da difficoltà e da un senso costante di precarietà: il padre alcolista costrinse la madre a trasferire la famiglia in diversi luoghi. Eppure – nonostante le avversità – non si stancava di ripetere a suo figlio: «Dio ha un progetto per te». In sua mamma, Chuck riconosce di aver trovato un punto fermo: «Ho avuto una madre che mi ha tenuto molto vicino al Signore nella mia giovinezza». Trova nella disciplina militare una prima forma di riscatto, arruolandosi nella Marina. È proprio durante il servizio che nasce in lui la curiosità per le arti marziali: un interesse sempre più totalizzante, che lo spinge ad allenarsi con determinazione, a distinguersi rapidamente e ad aprire diverse palestre una volta rientrato negli Stati Uniti. La sua abilità crescente, unita al carisma naturale, lo portano a fare il suo ingresso nel mondo del cinema, aprendo così la strada a una carriera destinata a diventare iconica.

La mia conoscenza personale di Chuck Norris, mediata dal grande schermo, nasce con il telefilm Walker Texas Ranger, in cui ha incarnato non solo il senso della giustizia, ma anche quei valori solidi – e oggi quanto mai necessari –, un po’ come un cowboy solitario, ma sempre pronto ad aiutare chiunque, alla Bud Spencer e Terence Hill. Come ricordavo nel mio libro Dio aiuta chi si aiuta. Brevi riflessioni per la sopravvivenza (cattolica), le avventure di Cordell Walker mi hanno sempre di più appassionato perché vi ho riconosciuto «una sceneggiatura che fa trasudare valori cristiani senza nasconderli né camuffarli in un buonismo generalizzato, sebbene – più in modo favolistico che non trash – non manchino cruenti ammazzamenti, quasi a dire: “Qui ci si vuole bene, ma se ti comporti male le prendi!”. Non a caso le scazzottate sono presenti in ogni episodio perché il buon Chuck Norris è cintura nera di Decimo Dan di Tang Soo Do e di Chun Kuk Do, di Quinto Dan di Karate Shotokan, oltre a essere divenuto famoso grazie al film del ’72 L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente, dove combatte contro il leggendario Bruce Lee. La costante delle duecento e più puntate delle nove stagioni pare una: l’amicizia tra i vari personaggi e l’amore dai tratti cristiani. Del resto, il protagonista nella vita reale ha dichiarato: “Gli uomini veri vivono per Cristo”».

Sì, perché una caratteristica peculiare nella vita di Chuck Norris è stata proprio la fede cristiana. Tutto inizia con una crisi profonda: «L’industria dell’intrattenimento – aveva confidato – mi ha fatto perdere di vista ciò che era più importante». Dopo trent’anni si separa dalla prima moglie e confessa: «Nella vita avevo guadagnato milioni di dollari ed ero stato amico di vari Presidenti, ma tutto il denaro che avevo in banca in quel momento non mi serviva a niente… C’era solo una persona a cui ricorrere: Dio».

È durante il secondo matrimonio che la sua fede torna a farsi strada con forza. La moglie Gena, infatti, ha avuto un ruolo decisivo nella sua crescita spirituale, accompagnandolo concretamente nei primi passi: la lettura quotidiana della Sacra Scrittura, la preghiera, una disciplina interiore nuova. «Legge la sua Bibbia ogni giorno – ha raccontato Gena –. Finalmente ha ottenuto ciò che desiderava». E Chuck stesso ha precisato: «Quando ho iniziato, non riuscivo a fermarmi; ero completamente insaziabile».

Non si è mai definito un “santo”, ma ha sperimentato il miracolo di una fede capace di trasformare dall’interno l’intera esistenza. In un articolo che circola sul web si racconta che alcuni fan scherzino dicendo che “Dio tiene un ritratto di Chuck Norris nella sua stanza”. Quasi in risposta, lui ha sempre ribadito che una sola cosa conta davvero: «Gesù mi ama». E suonano quasi profetiche le parole pronunciate dieci giorni prima di morire: «Io non invecchio. Passo al livello successivo».

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