Domenica 19 Aprile 2026

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Una caro: la Chiesa elogia la monogamia

Presentata ieri in Vaticano, la nota della Dottrina della fede sottolinea la monogamia come dono reciproco e radicato nella dignità umana, invitando a sostenere l’amore fedele e l’unità coniugale di fronte alle sfide della società contemporanea

Una caro: la Chiesa elogia la monogamia

(Freepik)

La Santa Sede ha pubblicato una nuova e corposa nota dottrinale dedicata al valore del matrimonio monogamico, presentato come un dono radicato nella dignità umana e sostenuto dalla grazia divina. Il documento, intitolato “Una caro (Una sola carne). Elogio della monogamia”, porta la firma del cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ed è sottoscritto anche da papa Leone XIV.

La nota è stata presentata in Vaticano dal cardinale Fernández, da monsignor Armando Matteo – segretario della Sezione Dottrinale del Dicastero – e dalla professoressa Giuseppina De Simone, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

La fine di un ciclo di documenti avviato da Papa Francesco

Al termine della presentazione, monsignor Matteo ha spiegato che questa pubblicazione rientra negli ultimi atti di un mandato iniziato due anni fa sotto il pontificato di Papa Francesco. Mancano infatti ancora due documenti: uno sulla partecipazione delle donne alla vita della Chiesa, emerso dai lavori sinodali, e l’altro sulla trasmissione della fede.  «Il dicastero», ha detto poi il segretario, «attende di incontrare a gennaio Papa Leone e di ricevere le istruzioni per i prossimi documenti».

Monogamia come “unione esclusiva e appartenenza reciproca”

Il testo, composto da 40 pagine, definisce il matrimonio come “unione esclusiva e mutua appartenenza”, mettendo in guardia dall’idea che questa visione sia solo un retaggio culturale o un peso morale. Al contrario, viene descritta come una realtà capace di “aprire all’eternità”.

Il cardinale Fernández introduce la nota individuando tre urgenze pastorali:

  • l’ambiente tecnologico globale che induce a percepirsi come individui “senza limiti”;
  • la necessità di offrire un supporto ai vescovi africani di fronte al problema della poligamia;
  • la constatazione che diverse forme pubbliche di unione non monogama – a volte chiamate “poliamore” – stanno crescendo in Occidente.

In un contesto sociale in cui le libere unioni sono sempre più diffuse, il documento invita la Chiesa a ribadire la bellezza della comprensione cristiana del matrimonio.

Un dono totale e personale

Secondo la nota, solo due persone possono donarsi pienamente l’una all’altra. Qualsiasi altra forma di relazione viene descritta come “un dono parziale di sé che non rispetta la dignità del partner”.

L’unità coniugale viene inoltre posta in parallelo con il rapporto tra Cristo e la Chiesa: un legame unico che, afferma il testo, non può essere replicato in modelli alternativi di relazione. La monogamia è quindi presentata non come limite, ma come “possibilità di un amore che si apre all’eternità”, reso possibile dalla grazia divina.

Appartenenza reciproca, non possesso

Uno dei concetti centrali è quello di “appartenenza reciproca”, intesa non come proprietà ma come frutto del libero consenso, immagine della vita trinitaria. Questa appartenenza diventa una forza che sostiene la stabilità dell’unione, radicata in una “appartenenza del cuore”.

Il documento condanna fermamente ogni forma di violenza o controllo — fisico, psicologico o simbolico — che rappresenta una negazione della dignità della persona. Per questo il matrimonio, si sottolinea, “non è un possesso”, ma l’incontro tra due libertà che si rispettano.

Preghiera, carità coniugale e amicizia

La nota riserva ampio spazio alla dimensione spirituale della vita matrimoniale. La preghiera è definita “mezzo prezioso” per sostenere l’unità degli sposi, che attraverso di essa crescono nell’amore e si santificano.

La carità coniugale è presentata come “una forza unificante, affettiva, fedele e totale”, capace di alimentare “la più grande amicizia”: una vicinanza nella quale gli sposi si sentono “a casa l’uno nell’altro”.

Anche la sessualità viene trattata come un dono di Dio che coinvolge corpo e anima ed è orientato al dono di sé. Il documento ribadisce inoltre che il matrimonio mantiene la sua natura essenziale anche in assenza di figli e riconosce come legittimo il rispetto dei periodi naturali di infertilità. Il cardine è l’approfondimento sul valore della monogamia, perché, si legge nel testo, «la questione è intimamente legata al fine unitivo della sessualità, che non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l’arricchimento e il rafforzamento dell’unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca». 

La sottolineatura è rivolta appunto alla dimensione unitiva della sessualità che, nella dottrina cattolica, è sempre accompagnata da quella procreativa, in una connessione inscindibile, come insegnò papa Paolo VI nella celebre enciclica Humanae vitae (1968). 

Le sfide della cultura contemporanea

Tra le preoccupazioni evidenziate, il testo denuncia l’“universo dei social network”, dove spesso scompaiono il pudore e proliferano forme di violenza simbolica e sessuale. Per questo viene invocata una “nuova pedagogia dell’amore”, in grado di guidare i giovani verso un impegno responsabile e duraturo.

La monogamia non è un “arcaismo”, afferma il documento, ma una via che introduce alla grandezza di un amore capace di andare oltre l’immediatezza.

Una promessa di infinito

Nella conclusione, il testo ribadisce che “ogni autentico matrimonio è un’unità composta da due individui” e che tale unità “non può essere condivisa con altri”. È proprio questa esclusività a fondare l’indissolubilità: la fedeltà diventa possibile quando la coppia sceglie e rinnova ogni giorno la propria comunione, coltivando quella che la nota chiama una “promessa di infinito”.

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