TRIDUO PASQUALE
Papa
Leone XIV e i martiri di Chimbote: «Cristo sia la misura delle nostre scelte»
«La Chiesa esiste per evangelizzare» e l’unità si costruisce scegliendo di «conformare il nostro parere a quello di Cristo»
06 Dicembre 2025 - 14:38
I martiri di Chimbote - (Ansa)
Nel decimo anniversario della beatificazione dei martiri di Chimbote, papa Leone XIV ha voluto ricordare la testimonianza dei beati Michal Tomaszek, Zbigniew Strzalkowski e Alessandro Dordi, missionari uccisi in odio alla fede nel 1991 in Perù. Due giovani francescani polacchi e un sacerdote diocesano italiano, legati da un’unica scelta: restare accanto alle loro comunità in un tempo segnato dalla violenza di Sendero Luminoso. Per il Papa, che ha servito come missionario in Perù negli anni della sua formazione, il ricordo di questi sacerdoti è “profondamente familiare” e continua a parlare alla Chiesa di oggi.
Nel suo messaggio, Leone XIV richiama con forza il cuore del loro insegnamento: «tornare a Gesù Cristo come misura delle nostre opzioni, delle nostre parole e delle nostre priorità». Un invito che, sottolinea, vale soprattutto nei momenti in cui la fedeltà al Vangelo chiede decisioni coraggiose e, a volte, persino il dono della vita. Da qui il richiamo all’indimenticabile passaggio di Paolo VI: la Chiesa «esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio, perpetuare il sacrificio del Cristo nella S. Messa che è il memoriale della sua morte e della sua gloriosa risurrezione».
Un invito all’unità e alla missione
La memoria dei martiri di Chimbote, afferma Leone XIV, è oggi più che mai un appello all’unità e a una missione vissuta nella comunione. Nonostante la loro diversità – origini, lingue, spiritualità e stile pastorale differenti – i tre sacerdoti mostrarono che la varietà è una ricchezza quando è Cristo a unire ciò che gli uomini tendono a separare. Il Papa lo esprime con chiarezza: «Non è la piena coincidenza di pareri ad unirci, bensì la decisione di conformare il nostro parere a quello di Cristo».
Il loro sangue – ricorda – non fu versato per idee personali, ma come “un’unica offerta di amore al Signore e al suo popolo”. Per questo la loro testimonianza resta un faro per una Chiesa chiamata ad affrontare sfide pastorali e culturali complesse senza perdere la misura del Vangelo.
L’appello ai giovani: non abbiate paura della chiamata
Nella parte conclusiva del messaggio, Leone XIV si rivolge direttamente ai giovani del Perù, della Polonia, dell’Italia e del mondo intero. La vita dei martiri, osserva, mostra che la fecondità della missione «non dipende dalla durata del cammino, ma dalla fedeltà con cui si percorre». Michal aveva trent’anni, Zbigniew trentatré, eppure la loro offerta ha segnato per sempre la Chiesa.
Da qui il suo appello appassionato: non temere la voce del Signore, che chiama al sacerdozio, alla vita consacrata o alla missione ad gentes. Un invito che il Papa estende anche ai sacerdoti giovani, chiedendo loro di considerare la possibilità di offrirsi come fidei donum, e ai vescovi, perché sostengano con generosità le comunità più bisognose.
I martiri di Chimbote – conclude Leone XIV – ricordano che dove ci sono testimoni fedeli «il futuro si apre», perché Cristo continua ad agire nella sua Chiesa. Una lezione di coraggio e speranza che rimane viva, dieci anni dopo la loro beatificazione.









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