Giovedì 02 Aprile 2026

Cancel culture

Il mediatore culturale islamico: «Censurare Gesù a Natale? È una resa»

In una scuola di Reggio Emilia si sono “riadattati” i canti natalizi. Ma Nadeem Chaudhry, nato in Pakistan e cresciuto in Italia, non ci sta

Il mediatore culturale islamico: «Censurare Gesù a Natale? È una resa»

Nadeem Chaudhry (Facebook)

È una scuola che porta il nome del santo italiano, educatore per eccellenza, quella di San Giovanni Bosco che ha censurato “Jingle bells”, il famosissimo canto natalizio da cui è stata eliminata la parola “Gesù” per la solita motivazione politicamente corretta del “rispetto” verso altre fedi. Sulla questione è intervenuta sia la diocesi di Reggio Emilia, nella persona del vescovo Giacomo Morandi - che si è detto dispiaciuto e addolorato «per la strada imboccata dalla scuola pubblica nel nostro Paese», ricordando come «anche sentenze dei tribunali dicono che i simboli cristiani non sono discriminatori» - ma soprattutto, Nadeem Chaudhry, mediatore culturale islamico che ha affermato che censurare Gesù non è un atto di rispetto ma semplicemente «una resa».

Nella sua intervista a Il Resto del Carlino ha spiegato come proprio «la nuova società non può nascere dalla paura di mostrare ciò che si è». Chaudhry 34 anni, è nato in Pakistan da famiglia musulmana vive e lavora nella Bassa reggiana dove opera a contatto con immigrati indo-pakistani e nelle relazioni scuola-famiglia e non ha dubbi sull’assurdità delle motivazioni che hanno portato alla censura del nome del Figlio di Dio: «Ma rispetto di chi, esattamente? E soprattutto, rispetto a quale idea di integrazione? Chi ha stabilito che l’identità di questo Paese debba essere limata, depurata, annacquata per risultare accettabile?»

Senza senso risulterebbe, a suo dire, anche il timore di una sorta di colonizzazione culturale che calpesterebbe il pensiero e le tradizioni di altre fedi: «Prima accusano la scuola di avere uno sguardo ’coloniale’, accusa priva di senso perché l’Italia ha una storia ben diversa dai Paesi ex coloniali. Ora la nuova trovata dei canti natalizi». Non si comprende bene, in effetti, in che modo tutto questo favorirebbe il dialogo tra culture diverse, nel momento in cui una di esse è costretta a rinunciare alla propria identità per far spazio solo a quella altrui.

A tal proposito Chaudhry incalza: «Che tipo di integrazione è quella in cui un nome, un presepe o un simbolismo religioso può urtare così tanto la sensibilità delle persone, mostrando una totale intolleranza nei confronti delle tradizioni locali. Sono davvero solo gli alunni stranieri a volerlo, oppure anche, e soprattutto una parte degli italiani accaniti contro la cultura e le radici italiane, armati e intrisi di Woke Culture?». E di fronte alla domanda su quale sia la sua idea di integrazione, non ha dubbi: «È prendere i valori, le tradizioni e la cultura del Paese in cui si è deciso di vivere, e confrontarli con i propri. L’integrazione vera non nasce dalla paura di mostrare ciò che si è, ma dal coraggio di metterlo in dialogo con chi arriva dalle culture diverse».

Di fronte a tutto questo, l’unico rischio che intravede è, paradossalmente, per la cultura ospitante: «Se continuiamo con questa furia della ‘Cancel Culture’, non ci sarà più confronto, perché mancherà sempre di più la parte ’italiana’ che, in nome dell’integrazione, viene gradualmente cancellata. L’Italia vanta una storia millenaria, fatta di tradizioni, arte, pensiero e ‘inevitabilmente’ anche di religione, che ha segnato in modo profondo il nostro patrimonio culturale. Se iniziamo a cancellare questi riferimenti, cosa ne rimarrà? Quale identità condivisa potremo offrire alle nuove generazioni?».

Di fronte a tutto questo, in effetti, risulta decisamente difficile comprendere in che modo una cultura possa entrare in dialogo con un’identità altra se prima non ha formato la propria identità e non ne ha preso ben coscienza, ai fini proprio di poterla esprimere liberamente in uno scambio proficuo, piuttosto che nelle “catacombe” (Foto: Facebook)

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