Venerdì 02 Gennaio 2026

STRAGE DI CAPODANNO

Crans-Montana, la strage e l'indifferenza

«Solo tre o quattro persone sono accorse in aiuto», dice un testimone. Intanto, 400 persone si sono raccolte in preghiera

LE COSTELLATION, CRANS-MONTANA, SVIZZERA

La strage a Le costellation, Crans-Montana (Ansa)

47 morti e almeno 112 feriti (6 gli italiani che risultano dispersi), quasi tutti molto gravi, cui spetterà un percorso di cura dolorosissimo, trattandosi di ustioni molto estese. Questo il tragico e instabile bilancio dell'incendio scoppiato nel locale notturno Le Costellation a Crans-Montana, in Svizzera. Siamo nel cantone vallese, distretto di Sierre e ciò che è avvenuto lì nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio del nuovo anno ha già conquistato le prime pagine e i feed di tutti i social.

I FATTI

La causa scatenante del disastro avvenuto nel locale, frequentato soprattutto da turisti, è stata un incendio, a cui è seguita un'esplosione, innescato, in base a quanto raccontano alcuni testimoni, «da candeline accese su bottiglie di champagne: "Una delle candeline è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco. Nel giro di poche decine di secondi tutto il soffitto era in fiamme. Era tutto in legno", hanno raccontato le due ragazze. La festa si stava svolgendo nel seminterrato del locale, con le fiamme che si sono propagate rapidamente al piano superiore. "La porta d'uscita era piuttosto piccola considerando il numero di persone presenti. Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente", ha spiegato una delle due ragazze. Le giovani hanno confermato che i vigili del fuoco e la polizia sono arrivati nel "giro di pochi minuti"». Fiamme e deflagrazione hanno investito il locale intorno alle 1.30.

Ho pensato per brevi istanti a ciò che hanno vissuto le vittime, quasi tutti giovanissime, di quell’incendio che li ha sorpresi senza lasciare scampo la notte di capodanno. Orrore, panico, dolore fisico intollerabile, disperazione, morte, per alcuni pietosamente rapida per altri appensantita da una crudele agonia. Passare in pochi istanti da uno stato di allegra spensieratezza all’appuntamento col dolore e la morte attraversando il terrore deve essere stato tremendo. Da credente, mi conforta sapere che Dio non abbandona nessuno fino alla fine e che a ciascuno di noi è donata l’assistenza di almeno un angelo - chissà che in circostanze tanto estreme non arrivino invece in formazioni più consistenti.

SOLO TRE, QUATTRO PERSONE

Mi auguro quindi che tutti abbiano potuto sperimentare forme di conforto spirituale, sia chi è morto in quei tragici momenti, sia chi è sopravvissuto e si ritrova con un carico pesante di sofferenza. Era notte, faceva molto freddo qualcuno probabilmente dormiva già, altri festeggiavano altrimenti e altrove. Però stupisce e rattrista ciò che un giovane intervenuto spontaneamente per aiutare i feriti ha notato. La mancanza quasi totale di aiuto da parte dei civili. Dei vicini, di quanti quella notte hanno saputo della tragedia appena avvenuta. Solo 3,4 persone, dice Gianni, si sono coinvolte come lui per soccorrere i tanti, troppi feriti.

Certo non eravamo lì e davvero non è dato conoscere da questa distanza e con informazioni ancora frammentarie cosa abbiano sperimentato le persone venute a conoscenza della strage. E tutto è avvenuto talmente in fretta. Sappiamo anche che in circostanze simili può agire un meccanismo psicologico particolare, per cui chi guarda rischia di non sentirsi chiamato in causa, perché spera vadano altri, perché ha paura, perché la mente si difende come può da ciò che è troppo grande e troppo doloroso. Non sappiamo se sia stato il freddo atmosferico, l’effetto spettatore, il rigore svizzero (che è mancato però nella verifica delle condizioni di sicurezza di quel locale divenuto trappola) o altro. Fatto sta, tornando a noi, che pochi si sono precipitati ad aiutare.

400 PERSONE IN CHIESA

Gianni, studente di ingegneria meccanica di 19 anni residente a Ginevra, aveva un’amica che si era appena recata al Costellation; venuto a conoscenza dell’esplosione proprio da lei, non ha esistito e si è precipitato sul posto cercando di aiutare e, dice a noi e a sé stesso, è convinto di aver aiutato a salvare delle vite. Anche questo pensiero potrebbe essere una sana strategia messa in atto perché la sua mente regga e possa presto o tardi integrare l’orrore che ha vissuto. Chi ha affrontato drammi simili lo sa. Scampare o anche solo assistere da vicino a un incendio non è un fatterello tra gli altri da raccontare per far conversazione; innesca piuttosto uno tsunami di angoscia, perdita di sicurezza, pensieri intrusivi, stato di allerta perenne, persino vergogna. In circostanze simili senza dubbio la vicinanza calorosa di altri esseri umani può darci conforto e sollievo.

Per questo rattrista constatare che in pochi, a detta però solo di alcuni testimoni, si siano dati da fare per essere d'aiuto. Dobbiamo in ogni caso usare la massima prudenza nell'emettere giudizi perché non sappiamo tutto, né alcuno può garantire sul proprio modo di reagire in simili casi. Sull'efficacia dell'intercessione della Chiesa, invece, che celebra messe in suffragio delle vittime e prega per loro non dobbiamo nutrire alcun dubbio. Ieri pomeriggio alle 18 il vescovo della diocesi di Sion, mons. Jean-Marie Lovey, ha celebrato una messa in suffragio delle vittime della strage nella chiesa di Crans-Montana. Come riporta Agensir, «400 persone hanno gremito la cappella e dopo la messa si sono recate sul luogo della tragedia ed hanno deposto dei fiori. La Svizzera è sotto choc per la tragedia che ha scosso l’intera comunità». Uniamo senza esitazione anche le nostre preghiere perché Maria Santissima, Madre di Dio e nostra, soccorra quanti soffrono per questa tragedia e accompagni le anime dei defunti alla gioia senza fine. (Foto: Ansa)

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