Venerdì 13 Febbraio 2026

libertà religiosa

Cina: i vescovi ufficiali sposano la linea dura di Pechino su passaporti e controllo del clero

Il governo cinese impone al clero la consegna dei passaporti per monitorare ogni contatto con l'estero, mentre i vescovi ufficiali avallano le nuove restrizioni che di fatto isolano maggiormente le comunità fedeli a Roma

Cina: i vescovi ufficiali sposano la linea dura di Pechino su passaporti e controllo del clero

Screen shot chinacatholic.cn

Il controllo dello Stato cinese sulla Chiesa cattolica ha raggiunto una nuova e restrittiva soglia critica. Attraverso recenti disposizioni amministrative e dichiarazioni ufficiali, Pechino sta intensificando la politica di "sinizzazione" delle religioni, riducendo drasticamente l'autonomia del clero e dei fedeli.

Passaporti sotto sequestro: il clero come i funzionari del Partito

Secondo nuove regole adottate dall'Associazione patriottica cattolica cinese e dalla Conferenza dei vescovi, tutto il clero ufficialmente riconosciuto — vescovi, sacerdoti, diaconi e religiose — ha l'obbligo di consegnare passaporti e documenti di viaggio a una gestione centralizzata.

Questa misura impedisce ai religiosi di conservare i propri documenti ordinari o i permessi di viaggio per Hong Kong, Macao e Taiwan. Ogni spostamento all'estero, sia esso per motivi pastorali, accademici o personali, deve ora essere approvato preventivamente dalle autorità. Una volta rientrati in Cina, i religiosi hanno solo sette giorni di tempo per restituire i documenti e devono fornire un rapporto dettagliato sulle attività svolte durante il soggiorno.

Questo sistema di controllo ricalca fedelmente i meccanismi già applicati ai funzionari e ai quadri del Partito Comunista Cinese, trasformando di fatto i leader religiosi in "soggetti politicamente sensibili" da sorvegliare per prevenire contatti non controllati con l'esterno.

La Conferenza Episcopale appoggia il pugno di ferro del Governo

In una nota significativa, la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica in Cina (organismo riconosciuto dal governo ma non pienamente dal Vaticano) ha espresso il 4 febbraio il suo esplicito sostegno ai regolamenti governativi. I vescovi hanno ribadito che la pratica religiosa è un'attività civica che deve conformarsi agli "interessi nazionali e pubblici" del Paese.

Il cardine di questa politica è l'Articolo 40 del Regolamento sugli Affari Religiosi, che stabilisce quanto segue:

  • Le attività religiose collettive possono svolgersi solo in luoghi di culto ufficialmente registrati.
  • Tali funzioni devono essere presiedute esclusivamente da clero autorizzato e certificato dallo Stato.
  • È espressamente vietato al clero non registrato di esercitare il ministero pastorale.

Sinizzazione e repressione della "Chiesa clandestina"

Questa stretta si inserisce nel più ampio progetto di sinizzazione voluto da Xi Jinping dal 2013, volto ad allineare le dottrine religiose ai valori socialisti e all'identità nazionale definita dal Partito. In questo scenario, il sistema duale del cattolicesimo cinese — diviso tra la struttura ufficiale controllata dallo Stato e la "chiesa clandestina" fedele a Roma — vede quest'ultima sempre più isolata e perseguitata.

Chi rifiuta di registrarsi presso gli enti governativi incorre in pesanti sanzioni: multe, chiusura dei luoghi di culto e arresti. Non a caso, l'organizzazione Open Doors classifica attualmente la Cina al 17° posto tra i Paesi con i più alti livelli di persecuzione cristiana al mondo

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