Sabato 04 Aprile 2026

Lo scandalo del secolo

Dall’ex principe Andrea alla Norvegia. Lo scandalo Epstein ora fa tremare l’élite mondiale

L'arresto di ieri non è tutto: in Gran Bretagna anche il futuro di Starmer pare segnato. E il terremoto internazionale è tutt'altro che esaurito

Arrestato l'ex principe Andrea

L'ex principe Andrea (Ansa/Imagoeconomica)

Stati Uniti, Israele, Regno Unito, Norvegia, Francia…lo scandalo Epstein non è solo la torbida vicenda di un finanziere-pedofilo e delle sue frequentazioni perverse e criminali. È la storia – inquietante e ancora in gran parte oscura, della quale sulle pagine del mensile il Timone abbiamo già iniziato ad occuparci (qui per abbonarsi) – di un uomo che era molto più di ciò che mostrava: un nodo centrale capace di intrecciare relazioni con larghissima parte dell’élite globale, dai leader politici al mondo dell’alta finanza passando per gli ambienti della diplomazia, del World Economic Forum di Davos e delle Nazioni Unite.

L’ultimo, clamoroso, sviluppo avvenuto ieri riguarda larresto di Andrew Mountbatten-Windsor, lex principe Andrea (fratello di re Carlo III), avvenuto proprio nel giorno del suo 66° compleanno. La Thames Valley Police lo accusa di cattiva condotta in carica pubblica, un reato che prevede come pena massima l’ergastolo. L’arresto, conclusosi con il rilascio dopo 12 ore di custodia, è legato al periodo in cui Andrew ricoprì il ruolo di inviato speciale per il commercio britannico tra il 2001 e il 2011. Documenti resi pubblici di recente dal Dipartimento di Giustizia statunitense - emersi dai file Epstein -, mostrerebbero email in cui l’ex reale avrebbe inoltrato al finanziere newyorkese informazioni sensibili e riservate: rapporti governativi su visite ufficiali in Vietnam, Singapore, Cina e Hong Kong nel 2010, dettagli su viaggi futuri, e persino opportunità di investimento in oro e uranio in Afghanistan.

Secondo le norme britanniche, gli inviati per il commercio hanno il dovere di riservatezza su dati commerciali, politici o sensibili ottenuti in veste ufficiale. Inoltrarli a un soggetto esterno - soprattutto a una persona poi condannata per gravi reati sessuali - potrebbe configurare un grave reato. L’accusa è doppiamente interessante perché è la medesima avanzata, nei giorni scorsi, nei confronti di Lord Peter Mandelson, il "Principe delle Tenebre”, lo spregiudicato stratega del New Labour di Tony Blair e Gordon Brown. Nominato ambasciatore britannico negli Stati Uniti da Keir Starmer nel febbraio 2025, è stato licenziato dopo poche settimane per le rivelazioni sui suoi rapporti con il finanziere-pedofilo. Tuttavia, la vicenda non si è chiusa qui.

La recente pubblicazione degli Epstein file da parte del Dipartimento di Giustizia Usa dimostrerebbe che Mandelson ha condiviso informazioni sensibili governative con Epstein durante la crisi finanziaria 2008-2010, cercando di influenzare politiche sui bonus bancari su input di Epstein. Senza contare che alcuni bonifici sospetti da parte del magnate sarebbero arrivati proprio sul conto dell’ex Commissario europeo per il Commercio e del marito. Una vicenda che ha innescato un terremoto politico nel Regno Unito, provocando le dimissioni di Peter Mandelson stesso dalla House of Lords e dal partito oltre che di Morgan McSweeney, capo di gabinetto di Keir Starmer a Downing Street e Tim Allan, direttore delle comunicazioni del premier laburista. E in Gran Bretagna c’è chi giura che anche il futuro di Starmer, a picco nei sondaggi, sia ormai segnato.

Anche a Oslo non si parla d’altro che di Epstein. In Norvegia, infatti, lex primo ministro Thorbjørn Jagland, ex Presidente del Comitato norvegese per il Nobel e già Segretario generale del Consiglio d’Europa è accusato di «grave corruzione». Anche qui s’intravede lo stesso schema: informazioni riservate - richieste da Epstein - in cambio di denaro. Insieme a Jagland sono peraltro indagati, con lo stesso capo d’imputazione, l’ambasciatrice Mona Juul e suo marito, Terje Rød-Larsen, ex ministro, architetto degli Accordi di Oslo ed ex presidente dell'International Peace Institute. Per non parlare del grande imbarazzo che lo scandalo sta generando presso la Casa Reale per via dei contatti tra Mette-Marit, moglie del principe ereditario Haakon e futura regina, e lo stesso Epstein. Un vero e proprio terremoto che adesso nessuno può più minimizzare.

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