Sabato 04 Aprile 2026

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La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa

In esclusiva in lingua italiana pubblichiamo l'intervento del cardinale Gerhard L. Muller in merito alla questione sollevata dalla possibile consacrazione di vescovi senza autorizzazione del Papa da parte della Fraternità S. Pio X, seguaci di monsignor Marcel Lefebvre

La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa

Card. Gerhard Muller - Imagoeconomica

Pubblichiamo in esclusiva in lingua italiana, con nostra traduzione, l'intervento del cardinale Gerhard Muller, già prefetto dell'ex Sant'Ufficio, in merito alla vicenda sollevata dalle annunciate ordinazioni episcopali il prossimo 1 luglio da parte della Fraternità sacerdotale S. Pio X. Dopo la proposta che il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, cardinale Fernandez, aveva rivolto al superiore della Fsspx, don Davide Pagliarani, in occasione del recente incontro del 12 febbraio scorso, la Fraternità stessa ha risposto di non sospendere le ordinazioni episcopali così come richiesto dalla Santa Sede come condizione per riprendere un dialogo teologico. (L.B.)

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Il Consiglio Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, in occasione del suo incontro a Menzingen il 18 febbraio 2026, ha pubblicato una lettera di risposta al Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. In essa si fa riferimento al lungo cammino di intenso dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità fino alla data fatidica del 6 giugno 2017. Segue poi una dura attribuzione di colpa esclusiva per la fine di questo dialogo – a loro avviso promettente – con l'affermazione: «Tuttavia, tutto si concluse infine in modo drastico a causa di una decisione unilaterale del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Müller, il quale stabilì a modo suo solennemente i "requisiti minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa cattolica", in cui incluse esplicitamente l'intero Concilio e il "post-Concilio"». Poiché qui è in gioco il bene supremo dell'unità della Chiesa cattolica, che tutti professiamo nella fede, le sensibilità personali devono passare in secondo piano.

Lezioni dalla storia: scismi, eresie e fragilità umane

La storia della Chiesa ci insegna come gli scismi, a differenza delle eresie, siano nati e si siano consolidati anche tra cattolici ortodossi. La causa di ciò sono state le fragilità umane, le ostinazioni teologiche e anche la mancanza di sensibilità dell'autorità legittima. Si ricordino i Donatisti, con i quali dovette confrontarsi sant'Agostino, la controversia sul giansenismo, che portò allo scisma di Utrecht con la consacrazione episcopale illegittima di Cornelius Steenoven (15.10.1724), e anche i veterocattolici dopo il Vaticano I con la consacrazione episcopale illegittima di Hubert Reinkens (11.08.1873), sebbene questo gruppo sia poi certamente scivolato nell'eresia con la negazione formale del dogma dell'infallibilità del Papa romano e del suo primato di giurisdizione.

I criteri della cattolicità e il Primato Petrino

Ma esistono i criteri inequivocabili per l'ortodossia cattolica e la piena appartenenza alla Chiesa cattolica, formulati già a partire dal vescovo martire Ignazio di Antiochia (all'inizio del II secolo) e da allora sempre più precisati, specialmente al Concilio di Trento contro i protestanti. Di questi fa parte essenzialmente la piena comunione con la Chiesa universale e in particolare con il collegio episcopale che ha nel Papa romano, in quanto successore personale di san Pietro, il suo perenne e visibile principio e fondamento dell'unità nella verità rivelata. Sebbene altre comunità ecclesiali rivendichino di essere cattoliche perché concordano interamente o quasi interamente nel contenuto con la fede della Chiesa cattolica, esse tuttavia non sono cattoliche se non riconoscono e non praticano anche formalmente il Papa come suprema autorità e l'unità sacramentale e canonica con lui.

Il Concilio Vaticano II e la natura della Chiesa

Non vi è dubbio che la Fraternità San Pio X concordi nel contenuto con la fede cattolica (fatta eccezione per il Vaticano II, che essa però interpreta erroneamente come una deviazione dalla Tradizione). E se non riconoscono il Vaticano II in tutto o in parte, si trovano in contraddizione con se stessi, poiché affermano giustamente che il Concilio Vaticano II non ha presentato alcuna nuova dottrina sotto forma di dogma definito da credersi da parte di tutti i cattolici. Il Concilio stesso è animato dalla chiara consapevolezza di porsi nella linea di tutti i concili ecumenici, e specialmente del Concilio di Trento e del Vaticano I. Si trattava solo di esporre nuovamente e in modo approfondito ai fedeli, nel loro contesto globale, la dottrina sulla Rivelazione Divina (Dei Verbum) e sulla Chiesa del Dio trino (Lumen Gentium), da sempre valida dogmaticamente. Anche la liturgia non doveva essere riformata come se fosse superata. Contrariamente alla narrazione progressista, la Chiesa non ha bisogno di compiere alcuna cura medica di ringiovanimento come in un processo di invecchiamento biologico. Essa infatti è stata fondata una volta per tutte da Cristo, poiché nella sua persona divina ogni novità è entrata nel mondo in modo insuperabile e rimane presente nella dottrina, nella vita e nella liturgia della Chiesa fino al suo ritorno alla fine della storia (Ireneo di Lione, Contro le eresie IV, 34, 1). La Chiesa, come Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo, è giovane e viva fino al giorno del giudizio (anche se alcuni in essa appaiono vecchi a causa dell'incredulità e del peccato, cioè non vogliono vincere in se stessi il vecchio Adamo).

Disciplina liturgica e abusi

Proprio la sostanza dei sacramenti e la loro forma essenziale ci sono date e sono sottratte a ogni intervento della Chiesa (Concilio di Trento, Decreto sulla comunione sotto una sola specie, cap. 2: DH 1728), mentre l'autorità ecclesiastica ha il diritto di stabilirne la forma rituale, ma non in modo arbitrario e autoritario, bensì con grande riguardo per le tradizioni ecclesiali consolidate e per la sensibilità e il senso della fede dei fedeli. Pertanto, è allo stesso modo teologicamente errata l'affermazione che la liturgia latina secondo il Messale e il Rituale Romano (secondo il Ritus antiquior) sia illegittima, poiché la legge del pregare è la legge del credere (Ps-Celestino, Indiculus, cap. 8: DH 246). Questo principio si riferisce al contenuto della fede che si esprime nei sacramenti, non alla loro forma rituale esterna, della quale nel corso della storia della Chiesa fino ad oggi esistono moltissime varianti. In tal senso, ogni cattolico può criticare il Motu proprio "Traditionis custodes" (2021) e la sua attuazione spesso indegna da parte di vescovi intellettualmente inadeguati, così come la loro carente argomentazione teologica e la spregiudicatezza pastorale. Tuttavia, anche il dubbio che la Santa Messa secondo il Messale di Paolo VI (ad esempio per la possibilità della concelebrazione, l'orientamento dell'altare, l'uso della lingua nazionale) contraddica la Tradizione della Chiesa come criterio normativo di interpretazione della Rivelazione (e sia intrisa di pensiero massonico) è teologicamente aberrante e indegno di un cattolico serio. L'abuso della liturgia che effettivamente si verifica (messe di carnevale, la bandiera arcobaleno atea in chiesa, cambiamenti arbitrari a proprio piacimento) non è da imputare al rito del Novus Ordo o tantomeno al Concilio, ma a coloro che si rendono gravemente colpevoli davanti a Dio e alla Chiesa di queste blasfemie e abusi liturgici per ignoranza o per frivolezza.

Libertà di coscienza e limiti dell'autorità

Non ci si può aspettare da nessun vero cattolico che debba accettare acriticamente ogni documento proveniente da Roma o da un'autorità vescovile. Già Ireneo di Lione, Cipriano di Cartagine, Agostino, Bernardo di Chiaravalle, Caterina da Siena, il cardinale Bellarmino, il vescovo di Magonza Ketteler nei confronti di Pio IX e molti altri si sono giustamente lamentati di alcune prese di posizione e azioni (come le autoritarie e massicce privazioni di diritti di molte comunità religiose nell'ultimo pontificato, poste arbitrariamente sotto commissariamento).

E così vescovi ortodossi hanno avuto da ridire anche su documenti più recenti, nei quali si sono confusi in modo dilettantesco argomenti dogmatici e pastorali, o quando sono state pronunciate affermazioni sconsiderate secondo cui — relativizzando Cristo — tutte le religioni sarebbero vie verso Dio, mentre riguardo a Maria Corredemptrix et Mediatrix omnium gratiarum si era insistito di nuovo sull'unica mediazione di Cristo senza tenere conto della dottrina della Chiesa sulla cooperazione di Maria all'opera di salvezza di Cristo. Ciò accade sempre quando i vescovi guardano più agli effetti mediatici che a servirsi preventivamente della teologia scientifica credente per annunciare, "opportunamente o inopportunamente" (2 Tm 4, 2), la parola di Dio e la verità della fede.

Fermezza nella Chiesa contro l'autosecolarizzazione

Ma guardando all'intera storia della Chiesa e della teologia, ho la piena certezza che la Chiesa non possa essere vinta da niente e da nessuno, né attraverso gli attacchi dall'esterno, né attraverso le confusioni all'interno. Giustamente, non solo la Fraternità San Pio X, ma gran parte dei cattolici lamenta che, sotto il pretesto del rinnovamento della Chiesa — con un processo di autosecolarizzazione — siano penetrate nella Chiesa anche grandi incertezze in questioni dogmatiche e persino eresie. Tuttavia, anche nei duemila anni di storia della Chiesa, le eresie, dall'arianesimo al modernismo, sono state superate solo da coloro che sono rimasti nella Chiesa e non si sono allontanati dal fianco del Papa.

Il rischio di una "Chiesa Nazionale" e il Cammino Sinodale

Se la Fraternità San Pio X vuole avere un effetto positivo dal punto di vista della storia della Chiesa, allora non può lottare per la vera fede da una distanza esterna contro la Chiesa unita al Papa, ma solo nella Chiesa e con il Papa e tutti i vescovi, i teologi e i fedeli ortodossi. Altrimenti la sua protesta rimane inefficace e viene persino abusata con scherno da gruppi eretici per accusare i cattolici ortodossi di tradizionalismo sterile e di fondamentalismo ottuso. Ciò si può studiare particolarmente nel cosiddetto Cammino Sinodale, dove si tratta in effetti di introdurre dottrine eretiche, specialmente attraverso l'adozione di antropologie atee, e una sorta di costituzione ecclesiastica anglicana (con una direzione ecclesiale autoproclamatasi, composta da deboli vescovi di corte e da funzionari laici assetati di potere e ideologicamente ostinati). Questo contraddice diametralmente la costituzione sacramentale e apostolica della Chiesa cattolica (Concilio di Trento, Decreto sul sacramento dell'ordine, Cap. 4: DH 1767-1770; Vaticano II, Lumen Gentium, artt. 18-29). Una chiesa nazionale tedesca istituita da statuti umani, che riconoscesse il Papa solo simbolicamente come una sorta di capo onorario, non sarebbe più cattolica e appartenervi non sarebbe necessario alla salvezza. Poiché così dice sant'Agostino: «Chi non ama l'unità della Chiesa, non possiede l'amore di Dio. Per questo motivo si dice a ragione: solo nella Chiesa cattolica si riceve lo Spirito Santo» (de baptismo 3, 21).

Ermeneutica della fede e obbedienza al Magistero

In ogni caso, nessun singolo gruppo — come a suo tempo i Donatisti (la pars Donati) — può opporsi alla totalità della Chiesa, la Catholica, e all'accettazione della dottrina della fede definita, facendo appello alla propria soggettiva coscienza della verità. In quel caso bisognerebbe avere l'onestà di separarsi completamente dalla sua unità, ma anche di assumersi coerentemente l'odio di essere uno scismatico. Il Vaticano II non ha proclamato alcun nuovo dogma, ma ha riproposto alla fede la dottrina dogmatica da sempre valida, solo in un diverso contesto storico-spirituale e culturale. Qui non si tratta di interpretare nulla a partire da presupposti soggettivi, ma ogni cattolico deve lasciarsi informare e, se necessario, correggere dalla dottrina della Chiesa. Ciò che non riguarda la dottrina vincolante in materia di fede e di morale rimane affidato alla libera discussione teologica. Per l'ermeneutica globale della fede ecclesiale, la Sacra Scrittura, la Tradizione Apostolica e il Magistero (infallibile) del Papa e dei Vescovi (specialmente nel Concilio Ecumenico) valgono come norme ultime della comprensione della fede rivelata. I documenti magisteriali, che rivendicano ciascuno un diverso grado di vincolatività, devono essere interpretati secondo il collaudato sistema dei gradi di certezza teologica.

Il falso appello allo "stato di necessità"

Nessun cattolico ortodosso può addurre motivi di coscienza se si sottrae all'autorità formale del Papa riguardo all'unità visibile della Chiesa sacramentale per stabilire un ordinamento ecclesiale non in piena comunione con lui sotto forma di "Chiesa di emergenza" (Not-Kirche), cosa che corrisponderebbe all'argomentazione protestante del XVI secolo. Un simile atteggiamento scismatico non può appellarsi a uno stato di necessità, il quale può riguardare solo la salvezza individuale dell'anima di singoli o anche di molti. Chi è colpito da una scomunica ingiusta, come accadde persino alla santa dottore della Chiesa Ildegarda di Bingen, deve elaborare ciò spiritualmente in se stesso per il bene della Chiesa, senza mettere in discussione l'unità della Chiesa attraverso la disobbedienza. Anche al giovane Martin Lutero ogni cattolico darà ragione nella sua lotta contro l'indegno commercio delle indulgenze e la mondanizzazione della Chiesa, ma lo criticherà aspramente per aver ignorato la minaccia di scomunica, per aver rifiutato l'autorità ecclesiastica per se stesso e per aver anteposto, nell'interpretazione della Rivelazione, il proprio giudizio a quello della Chiesa.

Appello alla sottomissione a Papa Leone XIV

La coscienza ben formata di un cattolico, e specialmente di un vescovo validamente consacrato e di colui che deve ricevere la consacrazione episcopale, non conferirà né riceverà mai le sacre ordinazioni contro il successore di san Pietro — al quale il Figlio di Dio stesso ha affidato la guida della Chiesa universale — macchiandosi così di un grave peccato contro l'unità, la santità, la cattolicità e l'apostolicità della Chiesa di Cristo rivelate da Dio. L'unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre Papa Leone XIV come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione.

Prospettive per uno status canonico

Allora si potrà trovare anche una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia). Ma queste sono conseguenze di diritto canonico e pratiche che possono sussistere solo se concordano dogmaticamente con l'ecclesiologia cattolica. La Fraternità San Pio X ha il dovere, come ogni altro cattolico ortodosso, di fare propria in coscienza la dottrina del Vaticano I e di lasciare che la propria azione ne sia guidata: «Insegniamo dunque e dichiariamo che, per disposizione del Signore, la Chiesa Romana possiede un primato di potestà ordinaria su tutte le altre, e che questa potestà di giurisdizione del Romano Pontefice, che è veramente episcopale, è immediata: verso di essa i pastori e i fedeli di ogni rito e di ogni dignità, sia ciascuno singolarmente sia tutti insieme, sono vincolati dal dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle che riguardano la disciplina e il governo della Chiesa diffusa in tutto il mondo; affinché, conservata l'unità della comunione e della medesima professione di fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sia un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza venir meno alla fede e alla salvezza» (Vaticano I, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Pastor aeternus, cap. 3: DH 3060).

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