SANTA PASQUA
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«Abbiamo custodito la fede anche nella persecuzione»: l’eredità di Văn Thuận oggi
A cinquant’anni da "Il cammino della speranza", un convegno a Roma riscopre la testimonianza del cardinale vietnamita, figlio di una fede tramandata e difesa nelle persecuzioni, capace ancora oggi di parlare al mondo. Intervenuta anche la sorella
26 Marzo 2026 - 00:05
Élisabeth Nguyễn Thị Thu Hồng, sorella del card. Văn Thuận - screen shot canale Youtube Vatican news
«Se vuoi restare saldo nella fede, scegli la via della speranza destinata alla tua anima di discepolo di Cristo», scrive il cardinale vietnamita François Xavier Nguyễn Văn Thuận. Egli è stato un luminoso testimone della speranza cristiana che non delude, come ha opportunamente rilevato un importante convegno svoltosi a Roma presso la Sala dei Trattati Lateranensi nel Palazzo Apostolico Lateranense, in occasione del 50° anniversario della stesura de Il cammino della speranza (Città Nuova, pp. 208). Tale volume raccoglie i 1001 pensieri rivolti dal cardinale e arcivescovo vietnamita ai fedeli durante i primi mesi della sua lunga e dolorosa prigionia e costituisce una sorta di testamento spirituale, la cui genesi è affidata alle mani di un bambino che ne ha copiato e divulgato le sapienti riflessioni e meditazioni.
Il messaggio del Santo Padre
Il convegno sulla figura di questo insigne martire della fede del nostro tempo, dichiarato Venerabile il 4 maggio 2017 da Papa Francesco, è stato organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale - che ne sta promuovendo la causa di beatificazione -, in collaborazione con il Dicastero per il Clero, la Diocesi di Roma e l’editrice Città Nuova. Văn Thuận è stato «un intrepido discepolo del Vangelo e un generoso pastore, il cui esempio è carico di attualità, poiché ricorda che la speranza cristiana nasce dall’incontro con Cristo e prende forma in una vita donata a Dio e al prossimo». Queste le parole inviate dal Santo Padre Leone XIV per l’occasione di tale incontro.
L'attualità di un santo pastore
Nel corso del convegno - moderato dal vaticanista Alessandro De Carolis e allietato dalle note al pianoforte di don Carlo Seno, sacerdote della Diocesi di Milano e coautore di un recital sulla vita del porporato - sono intervenuti i cardinali Baldassare Reina, Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma; Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero; e Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Costoro hanno evidenziato coralmente l’attualità di questo santo pastore della Chiesa, il quale ha saputo trasformare l’esperienza della prova in uno spazio di preghiera, perdono e offerta, mostrando come la luce del Vangelo possa vincere ogni oscurità.
Costruttore di giustizia e di pace
«Văn Thuận non fu solo un promotore della giustizia e della pace, ma con la sua vita incarnò questi valori. Da sacerdote, fu cappellano nelle carceri e nei lebbrosari: ai pazienti donava quanto riusciva a risparmiare vivendo con sobrietà. Dopo i pasti era solito sparecchiare e ringraziare le suore per ciò che gli preparavano. Imparò a promuovere il Vangelo della giustizia e della pace, dapprima nella sua diocesi, poi in prigione e infine in tutto il mondo. Non a caso il “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”, ai cui lavori partecipò alacremente, porta il suo sigillo, quello di un grande testimone della croce e costruttore di pace», afferma il cardinale Czerny, ricordando come sia proprio non a caso l’ex Dicastero “Giustizia e Pace” - ora per il Servizio dello Sviluppo umano integrale - a portarne avanti il processo di canonizzazione.
La fede provata nel silenzio della prigionia
«La sua speranza non nasce in prigione ma ha radice profonde. Secondo di nove figli, è cresciuto in una famiglia cattolica che custodiva una memoria viva dei martiri della fede in Vietnam. Impara dalla madre a vivere la fede come una sorgente viva di speranza. Arcivescovo di Saigon, ha trascorso 13 anni di prigionia, di cui 9 in isolamento. Privato di tutto scopre che nulla può separarlo da Cristo, come egli stesso scrive: “Ho imparato a scegliere Dio e non le opere di Dio. Ho preso consapevolezza che Dio mi vuole qui e non altrove". In un campo di prigionia ho pregato: “Signore tu mi mandi qui a essere testimone del tuo Amore, nell’umiliazione, nell’ingiustizia. Questa è la svolta: non fare qualcosa per Dio, ma essere presenza di Dio”. Di qui nel rapporto coi carcerieri non risponde con paura e risentimento, ma con carità. E questo cambia il cuore. Nel 1998 viene nominato Presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace; muore a Roma il 16 settembre 2002. È stato un uomo capace di sorridere anche nella prova, con grande senso dell’umorismo e una sorprendete libertà interiore. La sua vita rende la Speranza credibile; continua a dirci che nessuna notte della storia può spegnere la luce della speranza». Così ne tratteggia brevemente il profilo umano e spirituale Waldery Hilgeman, postulatore della causa di beatificazione.
Le radici familiari e l'eredità dei martiri
Tale ritratto di santità umile e familiare prosegue nel racconto di Élisabeth Nguyễn Thị Thu Hồng, sorella di Văn Thuận: «“Mio figlio onora l’eredità dei suoi antenati con queste meditazioni”, disse mia madre allorquando ricevette i suoi pensieri. Tra il 1845 e il 1862 i nostri antenati furono tra coloro che subirono la terribile persecuzione dei cristiani in Vietnam. Addirittura i cristiani venivano marchiati sul viso con un ferro rovente con la scritta “Religione malvagia”. I beni furono loro confiscati, le famiglie cristiane venivano disperse con la forza e i loro figli separati e mandati a vivere in comunità non cristiane perché dimenticassero la fede. Ma costoro, aggrappandosi a preghiere scritte su pezzetti di carta, le ripetevano a memoria, come la mia bis-bisnonna analfabeta: “Gesù, Gesù, attraverso la croce avete redento il mondo”. Attraverso il loro coraggio, la perseveranza e la fede riuscirono a mantenere viva la presenza di Gesù, per cui rimasero uniti in Cristo anche quando erano fisicamente separati. Oggi testimoniamo la potenza della presenza di Dio attraverso la storia di un pastore che, separato dal suo gregge, è rimasto tuttavia unito a tutti loro attraverso la Parola di Dio». Élisabeth è anche autrice di una preziosa biografia del fratello porporato Cardinale Nguyễn Van Thuan. Uomo di gioia e di speranza, in uscita anche in italiano per Città Nuova dal 17 aprile.
L'Eucaristia come forza nel campo di prigionia
Nel ricordare il confratello conosciuto personalmente, il cardinal Lazzaro You Heung-sik afferma che guardando alla sua figura «si può contemplare un modello di vita cristiana e sacerdotale. La sua vita è stata segnata da prove durissime, nelle quali ha manifestato la grandezza della sua fede, scegliendo Dio e non le Sue opere, aggrappandosi alla Parola e con lo sguardo rivolto a Cristo crocifisso e abbandonato. Con tre gocce di vino e una d’acqua nel palmo della mano celebrava l’Eucarestia in prigione. Egli è stato un uomo di grande mitezza e libertà interiore. Per lui il sacerdozio non era semplicemente un ministero, ma una vocazione da vivere in comunione e fraternità. Un suo carceriere che, dopo l’incontro con lui si fece battezzare, ha testimoniato questo pensiero del cardinale: “Saremo spogliati di tutto, ma nessuno potrà toglierci la nostra fede”. Nel campo di prigionia, ha saputo evangelizzare in ogni circostanza» premurandosi, per esempio, di andare a raccogliere con un freddo polare anche solo pochi legnetti per accendere il fuoco e non sottraendosi neanche ai compiti più umili, come la pulizia dei bagni.
Un sorriso che vince la sofferenza
«La Speranza è reale e l’abbiamo vista nel volto del cardinale Văn Thuận», conclude il cardinale Tagle, ricordando ancora come il porporato vietnamita gli raccontasse le esperienze dolorose e umilianti sempre con un volto calmo e sereno. «Prima di separarci mi disse: “Da ora in poi chiamami zio” e mi invitò ad andare a trovarlo quando fossi tornato a Roma. Quando nel 1997 fui nominato membro della Commissione teologica venni a Roma. Lo chiamavo e andavamo a cena insieme. Mi portava a ristorante, ma non mangiava mai. Anni dopo scoprii perché non cenava quasi nulla: aveva un cancro allo stomaco, ma si premurava ugualmente di rendere felici gli altri».
Il testamento spirituale: le perle della speranza
Al termine del convegno, il giornalista Rosario Tronnolone ha letto infine alcune perle spirituali de Il cammino della speranza del compianto cardinale vietnamita, che risuonano nei cuori come un monito particolarmente significativo non solo per i sacerdoti, ma per ciascun credente chiamato a rendere visibile il Signore Gesù: «Potrai rinnovare il mondo solo con la potenza dello Spirito Santo: ogni giorno lì dove vivi, prepara una nuova Pentecoste. Sacrificati di continuo con Gesù per portare la pace alle anime, sviluppo e prosperità ai popoli. Tale sarà la tua spiritualità, discreta e concreta allo stesso tempo. Resta fedele all’ideale dell’apostolo: dare la vita per i fratelli. Grida un solo slogan: “Tutti uno”. Credi in una sola forza: l’Eucarestia. Parla un solo linguaggio: la carità. Osserva una sola regola: il Vangelo. Attieniti a un solo principio: la preghiera. Segui lealmente un solo Capo: Gesù Cristo e i suoi successori. Vivi e muori per la Chiesa, coltiva un amore speciale per Maria. Per il tuo apostolato usa il solo metodo efficace: il contatto personale, più efficace delle prediche e dei libri».








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