SANTA PASQUA
Scuola
Nuovi maschi, ovvero come ti ripensiamo l’uomo
Decostruire gli stereotipi prima che si trasformino in violenza, questo l’obiettivo del progetto pilota che coinvolgerà 250 scuole primarie. Ma c’è lo zampino onnipresente del gender e della retorica del “patriarcato”
26 Marzo 2026 - 12:03
(Pexels.com)
Sta per arrivare in 250 scuole primarie italiane il progetto pilota Storie Spaziali per Maschi del Futuro - Scuola Edition, «dedicato alla decostruzione degli stereotipi di genere […] attraverso le storie, la narrazione e un percorso educativo che coinvolge docenti, alunni/e e famiglie». Presentata lo scorso 30 gennaio alla Camera dei deputati su iniziativa di Stefania Ascari del Movimento 5 stelle, l’iniziativa si autoproclama «il primo grande progetto italiano» e «nasce con una prima sperimentazione in 250 scuole primarie con particolare attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili».
L’esperimento, tale ci appare, raggiungerà «12.500 bambine e bambini, 5.000 docenti e oltre 50.000 familiari, generando un impatto culturale capillare». Si tratterebbe addirittura di un «investimento per il futuro, su come vogliamo crescere la prossima generazione». Il tutto ovviamente per fare prevenzione sin dall’infanzia «prima che gli stereotipi si trasformino in disuguaglianze e, nei casi più estremi, in violenza». Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Libellula, ScuolAttiva Onlus e Francesca Cavallo, autrice di Storie della Buonanotte per bambine ribelli e Storie per i maschi del futuro. E se vi state chiedendo quale tipo di «impatto culturale» si va diffondendo sappiate che l’autrice dei libri sopracitati si definisce «scrittrice queer, femminista, lesbica e un’attivista per la parità di genere e i diritti Lgbt…».
Se ti stai interrogando su come crescere tuo figlio e se ti sembra che agli uomini «manchino dei pezzi importanti» questo è il corso che fa per te. È risaputo, ce l’hanno detto tutti, che senza corsi scolastici i nostri bambini sono destinati a ripetere un’eredità culturale fatta di mascolinità tossica e patriarcato. Ora, ironia a parte, ci appare evidente che l’obiettivo finale di questo tipo di corsi sia selezionare accuratamente le caratteristiche “giuste” da modellare sui “nuovi maschi”. E come debbano essere questi nuovi maschi ce lo deve raccontare un’autrice «queer». Per far questo infatti si prende a modello il libro di Francesca Cavallo che ribalta i modelli tradizionali del principe azzurro o del supereroe per aprire anche ai bambini maschi la possibilità di mostrarsi nelle loro fragilità.
Ovviamente prima di questo corso e dei suoi libri la sfera emotiva dell’uomo è stata completamente inesplorata e trascurata. Ed è anche risaputo che principi ed eroi rappresentano valori intrinsecamente negativi, come il coraggio, il sacrificio, l’onore e la bontà. A nulla sembrano valsi i grandi classici. Niente ci hanno insegnato per esempio Ulisse e Telemaco, a cui più volte è permesso di sbagliare e - udite udite - piangere benché fosse uomo. E come mai, per esempio, la violenza dei Proci, il dramma familiare e la solitudine, non fanno di Telemaco un uomo iracondo e fuori controllo? Ci sembra doveroso rispondere a questa domanda con una di quelle storie che probabilmente verranno escluse per l’educazione dei nuovi maschi, se non altro perché ci parlano del rapporto tra un padre (e non genitore 2) e un figlio. Telemaco matura e diventa uomo, nonostante tutto, perché ha un padre - anche se non perfetto, o soprattutto perché non perfetto. Un padre che lo perdona quando sbaglia - e non di poco, è lui infatti a lasciare la porta del deposito armi accessibile ai pretendenti di Penelope -, che gli insegna come prendersi le sue responsabilità e continuare a lottare contro ogni speranza. E Ulisse non è un padre padrone, non è l’archetipo del “patriarcato”, ma un uomo che all’inizio del poema si sente furbo e intelligente e poi scopre attraverso le sue fragilità di avere ancora da imparare, soprattutto nel campo dell’amore e della cura.
È da qui che si deve ripartire. Da modelli che possano ispirare gli uomini del domani a essere responsabili, presenti e onesti, seppur fragili, come tutti. A forza di modellarne di nuovi, ci siamo persi di vista gli esempi che storicamente simboleggiano protezione e cura verso i più deboli: questo è il vero eroe dai miti greci ai supereroi moderni. Il grave rischio è uniformare un nuovo modello che tagli fuori a tavolino la naturale inclinazione alla fisicità e all’eroismo. E, su questo punto siamo tutti d’accordo, tutti vorremmo sradicare la violenza - che è dei maschi, tanto quanto delle femmine e Giuliano Guzzo ce l’ha ben delineato nel suo Maschio, bianco, etero & cattolico (qui per acquistarlo) - ma abbiamo seri dubbi sul fatto che un esperimento sociale dal sapore di indottrinamento a tonalità gender possa migliorare la situazione. Alberto Pellai ha sostenuto che «la paternità rappresenta oggi il territorio del maschile da cui ripartire per una vera prevenzione della violenza di genere […]». Si facciano allora avanti gli Ulisse, i padri senza i quali i bambini cresceranno in preda dei loro istinti e della loro incapacità di gestire la frustrazione. Ed è proprio questo che può generare violenza e sopraffazione. L’assenza di un padre che guarda, sceglie, educa e pone limiti e divieti. Amando, come solo un maschio sa fare: con fortezza (non forza), virtù e virilità (non mascolinità). (Foto: Pexels.com)








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