SANTA PASQUA
Libertà di pensiero
Päivi Räsänen assolta per aver citato Bibbia (ma condannata per un opuscolo del 2004)
Pur assolvendola in parte, la Corte Suprema finlandese ha comunque condannato per un opuscolo ecclesiastico di 20 anni fa l’ex ministro. Che farà ricorso
27 Marzo 2026 - 00:05
(Foto: Adf international)
Päivi Räsänen, ex ministro dell'Interno finlandese e membro del Parlamento, è stata protagonista di un lungo caso giudiziario in Finlandia riguardante la libertà di espressione e, in particolare, le sue idee in merito alla sessualità e al matrimonio, ispirate alla dottrina biblica. In particolare è stata accusata di "incitamento all'odio" per aver pubblicato, nel 2019, un tweet con una citazione della Bibbia (Lettera ai Romani 1, 24-27) in risposta alla sponsorizzazione del Pride da parte della sua chiesa luterana e per un opuscolo «Maschio e femmina li creò – le relazioni omosessuali sfidano il concetto cristiano di umanità» del 2004, sulla visione cristiana del matrimonio e per i commenti fatti durante un dibattito radiofonico che ha continuato a condividere sulle sue pagine internet e sui social media tra il 2019 e il 2020, quando era già sotto inchiesta.
Per quel documento è finito sotto indagine anche il vescovo luterano Juhana Pohjola, in quanto responsabile della sua pubblicazione e della sua diffusione. Nel marzo 2022, il tribunale distrettuale di Helsinki ha assolto sia lei sia il vescovo Pohjola da tutte le accuse. Lo stesso verdetto è stato confermato dalla Corte d'appello nel novembre 2023, secondo cui non spetterebbe al tribunale interpretare le citazioni bibliche. Ma non finisce qui perché la procura finlandese ha poi fatto ricorso alla Corte Suprema contro le sentenze di assoluzione. La Corte Suprema avrebbe accettato di riesaminare il caso nell’ottobre del 2025, finché si è arrivati al giudizio di ieri dal risultato duplice: in parte assolutorio, in parte di condanna.
Nel senso che l’assoluzione ha riguardato il tweet del 2019, mentre relativamente all’opuscolo, la magistratura ha dichiarato, seppure con uno scarto di appena tre voti a favore contro due, la Räsänen colpevole di «incitamento all'odio». Anche il vescovo Pohjola ha subito la stessa sorte, per aver insieme all’ex ministro «messo a disposizione di tutti e mantenuto disponibili opinioni che insultano gli omosessuali come gruppo sulla base del loro orientamento sessuale». I due se la sono “cavata” con una sanzione di 1.800 euro a testa e di 5.000 alla Fondazione di Lutero che aveva pubblicato l’opuscolo sul proprio sito.
Ma il bello, si fa per dire, è che nonostante sia stata ordinata l’eliminazione delle dichiarazioni “incriminate” nel documento – non si è potuto non riconoscere che il testo non conteneva incitamenti alla violenza. Ma per la parlamentare tutto questo rappresenta solo una magra consolazione. «Sono scioccata e profondamente delusa dal fatto che la corte non abbia riconosciuto il mio diritto umano fondamentale alla libertà di espressione», ha dichiarato, sottolineando anche: «Rimango fedele agli insegnamenti della mia fede cristiana e continuerò a difendere il mio diritto e quello di ogni persona di condividere le proprie convinzioni nella sfera pubblica».
Inoltre ha preannunciato di voler continuare a lottare, non accettando affatto la condanna inflittale e non per futili questioni economiche o di puntiglio: «Mi sto consultando con un legale per valutare un possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo». «Non si tratta», ha chiosato, «solo della mia libertà di espressione, ma di quella di ogni persona in Finlandia. Una sentenza favorevole contribuirebbe a impedire che altre persone innocenti subiscano la stessa sorte per il semplice fatto di aver espresso le proprie opinioni». Il processo sta attirando l’attenzione internazionale e ha avuto grande risonanza mediatica. Come ha ben sottolineato la difesa di Räsänen, coordinata da ADF International, la libertà di parola gode di una forte tutela nel diritto internazionale e nella democrazia finlandese.
«La libertà di parola è un pilastro della democrazia. È giusto che la Corte abbia assolto Päivi Räsänen per il suo tweet del 2019 contenente un versetto biblico. Tuttavia, la condanna per un semplice opuscolo religioso pubblicato decenni fa – prima ancora che la legge in base alla quale è stata condannata venisse approvata – è un esempio oltraggioso di censura di Stato. Questa decisione avrà un forte effetto dissuasivo sul diritto di tutti alla libertà di espressione», ha dichiarato Paul Coleman, Direttore Esecutivo di ADF International. Non le ha mandate dire nemmeno Kristen Waggoner, CEO, Presidente e Consulente Legale di Alliance Defending Freedom. «Questa sentenza è un chiaro monito: nessuna democrazia è immune dall'erosione delle libertà fondamentali. Punire la libera espressione, soprattutto quando si basa su convinzioni religiose profondamente radicate, mina le fondamenta stesse delle società libere» (Foto: ADF International)








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