SANTA PASQUA
gerusalemme
Stop alla messa delle Palme, fermato Pizzaballa: un blocco che fa discutere
La decisione della polizia israeliana di fermare Pizzaballa e il Custode di Terra Santa al Santo Sepolcro, ufficialmente per sicurezza, apre interrogativi su proporzionalità e libertà di culto
29 Marzo 2026 - 16:36
Imagoeconomica
In un clima già pesantemente segnato dal conflitto, la Domenica delle Palme del 2026 a Gerusalemme è stata scossa da un fatto: la Polizia israeliana ha impedito al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di fare ingresso nella Chiesa del Santo Sepolcro per la celebrazione della messa. Nonostante la tradizionale processione fosse stata annullata per motivi di sicurezza, il Patriarca e il Custode di Terra Santa stavano procedendo in forma "privata e senza alcuna caratteristica di cerimonia" quando sono stati fermati e costretti a tornare indietro.
Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa hanno reagito con un comunicato congiunto definendo l'accaduto un "grave precedente" che ignora la sensibilità di miliardi di fedeli. Secondo la nota ufficiale, si tratta della prima volta in secoli che ai capi della Chiesa viene impedito di celebrare la Domenica delle Palme nel luogo più sacro della cristianità. Il documento definisce il provvedimento della polizia come una "misura manifestamente irragionevole e sproporzionata", denunciando una "estrema deviazione dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello Status Quo".
Se la polizia israeliana da parte sua ha giustificato il blocco citando ragioni di sicurezza legate alla difficoltà di accesso per i mezzi di soccorso nella Città Vecchia in caso di incidenti di massa, il mondo politico israeliano si è spaccato. Il deputato Gilad Kariv, presidente della Commissione per l'Immigrazione e la Diaspora, in un post su X ha duramente attaccato il governo e il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, parlando di una "condotta non professionale" che "emana un odore di arroganza, mancanza di rispetto e persino razzismo". Kariv ha avvertito che tali incidenti danneggiano le relazioni diplomatiche dello Stato di Israele. Anche il leader dell'opposizione Yair Lapid ha condannato l'accaduto, parlando di una "distruzione di valore" per la posizione internazionale di Israele e lamentando l'assenza di una spiegazione tempestiva da parte delle autorità: "Nessuno interviene per dire: 'Questa non è una dichiarazione di guerra ebraica al mondo cristiano'".
Impossibilitato a raggiungere il Sepolcro, il Cardinale Pizzaballa ha comunque pubblicato la sua meditazione per la Domenica della Palme, in cui ha descritto il momento come un riflesso del dolore divino: "Oggi Gesù torna a piangere su Gerusalemme... su questa Terra Santa che ancora non sa riconoscere il dono della pace". Ha infine esortato i cristiani a non arrendersi: "Non sventoliamo rami di ulivo, ma scegliamo di diventare noi stessi costruttori di riconciliazione".
In questo contesto è forte l'appello di Papa Leone XIV che dall'altare di Piazza San Pietro ha fatto sentire la sua voce, ricordando che Dio è un "Re della pace" che "rifiuta la guerra" e non ascolta le preghiere di chi ha le mani che "grondano sangue". Il Pontefice ha rivolto un appello accorato: "Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!". All'Angelus, Leone XIV ha poi espresso la sua vicinanza ai cristiani del Medio Oriente, la cui prova "interpella la coscienza di tutti", pregando affinché si aprano cammini concreti di pace.
In attesa di avere maggiori chiarimenti sul fatto, va registrato che dopo secoli a Gerusalemme due uomini che si avvicinavano pacificamente per celebrare una messa sono stati fermati. Un brutto colpo all’universalità della Città Santa che speriamo trovi una spiegazione, per spegnere sul nascere ogni cattivo pensiero che a motivare questo blocco sia stato un eccesso di zelo.
AGGIORNAMENTO ORE 21: Il cardinale Pierbattista Pizzaballa è intervento a Tv2000: "È vero che la polizia aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi dove non c'è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l'idea della celebrazione nel Santo Sepolcro. Non ci sono stati scontri tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera".
Nel pomeriggio è intervenuto il presidente israeliano Isaac Herzog: "Ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina" e "ho ribadito l'incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme".
Si registra anche un post su X del premier Benjamin Netanyahu: "Lavoriamo ad un piano per garantire le celebrazioni al Santo Sepolcro".








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