Fede & Ragione
Ripensare la storia
La Pasqua di Alan Turing e dei padri dell’IA
L'avversione al materialismo sulla natura spirituale dell'uomo appartiene ai grandi informatici della storia, da Blaise Pascal ad Alan Turing
04 Aprile 2026 - 00:05
(Imagoeconomica/Ansa)
Molti conoscono il nostro Federico Faggin, considerato un padre della Silicon Valley, e le sue riflessioni avverse al materialismo sulla natura spirituale dell'uomo. Quello che forse non è noto è che un certo "spiritualismo" appartiene ai grandi informatici della storia, da Blaise Pascal ad Alan Turing. Proviamo a raccontare brevemente questa storia partendo proprio da Pascal, padre della prima macchina calcolatrice, detta pascalina: uno strumento incredibile per i suoi tempi (siamo nel Seicento), in grado di compiere in modo meccanico addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.
Ebbene Pascal è convinto che la grandezza dell'uomo stia non certo nella sua dimensione fisica e durata temporale, entrambe minime, ma nella sua capacità di pensare e di amare, cioè nella sua natura spirituale. Matematico, fisico e filosofo, Pascal ha assistito ad una guarigione miracolosa, mediata da una sacra spina della corona di Cristo venerata in un monastero parigino. Dio, pensava Pascal, dimostra la sua potenza sia regolando il mondo attraverso le leggi fisiche da lui poste, sia dominando le leggi stesse, così come può fare ad esempio un orologiaio, che dà al suo meccanismo una regola, ma è al contempo superiore alla regola stessa (nulla gli vieta, infatti, di spostare avanti o indietro le lancette, per esempio per mettere l'ora legale).
Parlando della Risurrezione di Cristo, evidente esempio del dominio di Dio sul creato, Pascal scrive: “Con che ragione vengono a dirci che non si può resuscitare? Che cos'è più difficile, nascere o resuscitare? È più difficile, che ciò che non è mai stato sia, o che ciò che è stato sia ancora? È più difficile essere o ritornare a essere? L'abitudine ci fa sembrare facile l'essere; la mancanza di abitudine ci fa sembrare impossibile il ritornare ad essere. Che modo ingenuo, popolare di giudicare!”.
A Pascal segue il grande Leibniz, padre del calcolo infinitesimale, in modo indipendente da Newton, della calcolatrice meccanica Stepped Reckoner e del sistema numerico binario, cioè del linguaggio fondamentale dei computer. Anch’egli è un uomo di fede, che crede sia nel concetto di Creazione che in quello di Risurrezione, considerandoli evidentemente connessi: un Dio che crea il mondo dal nulla (così interpreta il simbolo zero del suo sistema binario, basato sullo 0 e sull’1), non può che essere il padrone assoluto della Vita (simboleggiata dall’Uno, con cui si compongono tutti i numeri) e il nemico della morte (simboleggiata dallo zero).
Se ci spostiamo un po' avanti nel tempo troviamo il più grande logico matematico del Novecento, Kurt Godel, una delle figure intellettuali più influenti per la nascita dell'informatica teorica e, di riflesso, dell'intelligenza artificiale (IA), e il geniale e bizzarro matematico inglese, Alain Turing, celebre per la "Macchina di Turing" ( modello teorico alla base dei computer) e per il contributo dato al successo britannico nella Seconda Guerra Mondiale attraverso la decrittazione del codice nazista "Enigma".
Ebbene anche Godel credeva in Dio e nella natura spirituale dell’uomo. Riporto per brevità due suoi pensieri: “il nostro mondo, con tutte le stelle e tutti i pianeti che contiene, ha avuto un inizio e, con ogni probabilità, avrà una fine, diventerà, cioè, letteralmente ‘niente’. Ma allora perché ci sarebbe solo un mondo?”; “l’affermazione che il nostro ego consista di molecole di proteine mi sembra una delle più ridicole mai enunciate” (qui per approfondire il tema dell’anima immortale)
E per finire, Alan Turing. Anche lui si rifiuta di sposare il materialismo così diffuso al suo tempo. Nel suo breve saggio Nature of spirit scrive che "in assenza dello spirito la materia è priva di senso", mentre nella sua vita privata si fa promotore, in più occasioni, del messaggio pasquale. Celebre il suo rapporto con l'amico Christopher Morcom, morto prematuramente, che Turing è solito ricordare soprattutto in occasione della santa Pasqua, recandosi alle funzioni religiose in suo suffragio e scrivendo a sua madre lettera come questa:
“Carissima signora Morcom, mi ha fatto tanto piacere stare alla Clockhouse per Pasqua. Amo pensare sempre alla Pasqua specialmente in relazione a Chris. Ci rammenta in qualche maniera che Chris è vivo anche adesso. Forse si è troppo inclini a pensare a lui vivo soltanto in qualche momento futuro, quando lo rivedremo: ma in realtà è molto più di aiuto pensare a lui nel presente, come se si trovasse soltanto separato da noi” (20 aprile 1933)
E questa: “Cara signora Marcom, quando le arriverà questa lettera, lei starà certamente pensando a Chris. Anch'io lo farò e le scrivo soltanto per dirle appunto che domani penserò a Chris e a lei. Io sono sicuro che lui ora è felice, come quando era qui con noi” (12 febbraio 1933).








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