Sabato 18 Aprile 2026

L'obbedienza a Dio è la chiave per il discernimento

La predica corta della domenica, in maggio l'omelia di don Giuseppe Virgilio

L'obbedienza a Dio è la chiave per il discernimento

III DOMENICA DI PASQUA - ANNO C

In questa terza domenica di Pasqua faremo bene a concentrare il nostro sguardo sulla prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, soprattutto in relazione al momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato dalla sede vacante e dal cambio di pontificato. Non a torto molti dicono che se si vuole riformare la Chiesa, cioè riportarla alla forma originale, è negli Atti degli Apostoli che dobbiamo cercarne il tipo. Potremmo dire, a mo' di semplificazione, che per la Chiesa, come era nel principio, è ora e sempre. Entriamo allora assieme in questa pagina della Sacra Scrittura e cogliamo assieme i tratti essenziali e permanenti della Chiesa di ogni tempo. Innanzitutto la Chiesa ha la missione di insegnare nel nome di Gesù, come il Signore aveva ordinato e gli Apostoli facevano, tanto da essere arrestati ed incriminati per questo dal Sommo Sacerdote.
«Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome?» Il nome di Gesù, dunque, non solo è all'origine dell'autorità e della missione della Chiesa, ma ne costituisce il contenuto irrinunciabile della sua predicazione. Ancora, dall'ascolto di questa pagina, deduciamo che la Chiesa non solo deve insegnare, ma ha anche un insegnamento. «Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento», dice il Sommo Sacerdote. La Chiesa ha dunque un corpo di dottrina senza il quale l'annuncio, anche quello cosiddetto kerigmatico, non regge alle prove della ragione e della persecuzione di fronte alla quale, sempre, dovremo dare ragione della speranza che è in noi. Inoltre, dall'accusa del Sommo Sacerdote di aver riempito Gerusalemme «del vostro insegnamento», possiamo dedurre che la Chiesa primitiva non aveva timore di fare un certo proselitismo.
L’altra nota fondamentale, permanente della Chiesa che possiamo ricavare da questa lettura è nella risposta di Pietro e degli Apostoli con lui alla proibizione di predicare: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini». Il primato dell’obbedienza a Dio è dunque il criterio del vero discernimento nella vita della Chiesa. A tale proposito gli Apostoli fanno una precisazione importante: «E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo che Dio ha dato a quelli che li obbediscono». Lo Spirito Santo, invocato oggi come criterio di discernimento, non è dato a chi disobbedisce a Dio, né tantomeno per la disobbedienza a Lui.
Evidenziamo in conclusione un'ultima peculiare nota della Chiesa nascente, la persecuzione e la sofferenza gioiosa per la verità. «Fecero flagellare gli Apostoli e ordinano loro di non parlare nel nome di Gesù, quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». Cari fratelli, abbiamo visto alcune caratteristiche della Chiesa primitiva e altre ne vedremo nelle domeniche successive sempre sulla scorta degli Atti degli Apostoli. Queste caratteristiche, come detto, non sono solo di quel tempo, ma di ogni tempo finché la Chiesa resterà pellegrinante in terra, perché, come insegna il Concilio Vaticano II, al di là di tutto ciò che muta, stanno realtà immutabili. Esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso, ieri, oggi e nei secoli.

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