Sabato 18 Aprile 2026

Nel Cristo la lezione di un amore capace di sacrificio

La predica corta della domenica, in maggio l’omelia di don Giuseppe Virgilio

Nel Cristo la lezione di un amore capace di sacrificio

V DOMENICA DI PASQUA - ANNO C Cari fratelli e sorelle,

la liturgia di oggi ci ricorda una verità fondamentale dell'esistenza cristiana: finché siamo sulla terra si ha da portare la croce, la felicità piena sarà solo in cielo. Nella prima lettura abbiamo infatti ascoltato queste parole: “dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. D'altra parte Cristo stesso ai discepoli di Emmaus ebbe a dire di se stesso: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria ?” ( Lc 24, 26) . E se il discepolo non é da più del maestro anche a noi, poveri discepoli del Signore , tocca la stessa sorte. La vergine Maria, in quella “vita postuma” della di lei vita che sono le apparizioni mariane ebbe a dire a Lourdes alla veggente Bernardette: “non ti prometto la felicità in questo mondo, ma nell'altro”. Di quest'altro mondo ci ha parlato la seconda lettura tratta dall' Apocalisse in questi termini: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”. È la visione di quel bene futuro ma certo che faceva esclamare a San Francesco: “Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto!”. In Cielo dunque la sofferenza fiorirà, come diceva Benedetta Bianchi Porro: “farò fiorire il mio dolore!” . In Cielo il chicco di grano caduto a terra porterà molto frutto. Potrebbe però sorgere a questo punto una legittima obiezione a questo ragionamento: ma questa necessità del patire e della tribolazione non potrebbe indulgere ad un certo masochismo. No! Il dolore di cui parliamo é quello che ha le radici in quell'amore di cui ci parla Gesù nel vangelo odierno. Non è il dolore fine a se stesso che non é desiderabile ne produce frutto, ma quello dell'amore, del dono totale di se che Gesù ha documentato sulla croce e che é descritto in quelle parole : “come io ho amato voi”. È infine il dolore della nostra rinascita in Lui, dando a morte l'uomo vecchio che è i noi e far nascere in noi l'uomo nuovo.

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