La liturgia di questa sesta domenica di Pasqua ci offre diversi punti di insegnamento e meditazione.
Io ne sottolineo due . Il primo ce lo offre la prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli là dove, a fronte di una confusione dottrinale e di conseguenza pastorale, causata da alcuni giudei che volevano imporre la circoncisione a tutti, il magistero interviene per chiarire, definire e rassicurare. Lo fa attraverso il concilio di Gerusalemme, il primo e non l'ultimo né l'unico concilio della storia che decide una volta per tutte la questione.
L'episodio tratteggia le linee essenziali del vero magistero che deve offrire al popolo non parole ambigue, ambivalenti e contraddittorie ma chiare, efficaci e salutari. “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi” dicono gli Apostoli nel loro atto magisteriale per significare che lo Spirito non è mai dato alla Chiesa per fomentare o favorire la confusione ma piuttosto per chiarire e mettere ordine là dove c'è quel torbido causato dal maligno nemico nel quale egli ama pescare.
Il secondo spunto di meditazione ce lo porge il Vangelo e riguarda la pace che Gesù lascia ai suoi. Si tratta della “sua pace” , una pace qualitativamente diversa da quella che da il mondo e che ha l'effetto di infonderci sicurezza e coraggio. Chiediamo allora oggi al risorto questa “pace che il mondo irride ma che rapir non sa “(Manzoni, Pentecoste)