Pena del senso, pena del danno: il “castigo eterno” resta un grande mistero. Ma esiste.
Una sintesi della dottrina cristiana sulla dannazione eterna. Che non è uguale per tutti.
Con il termine “inferno” s'indica, nella visione del mondo cristiana - e quindi, nella dottrina della Chiesa cattolica -, il “luogo” a cui sono destinati per l'eternità gli angeli ribelli e le anime degli uomini morti in peccato mortale, lo “stato - la definizione è del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1033 - di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati”. Il termine italiano deriva dal latino infernus, “luogo inferiore, sotterraneo”, e corrisponde al greco ades, “luogo tenebroso”, “luogo dove non si vede”, e all'ebraico she'ol, i cui possibili significati vanno da “cavità oscura” a “voragine che inghiotte gli uomini”.
La divina pedagogia prende inizio dall'ammissione della sopravvivenza oltre la morte da parte sia dei pagani che degli ebrei, cioè dall'ammissione di una sorte eterna indiscriminata; quindi, nel caso degli ebrei, si passa da una vaga concezione dell'oltretomba, che prescinde da una netta distinzione fra la sorte dei cattivi e quella dei buoni, alla fede nella retribuzione ultraterrena. E quest'ultima trova espressione inequivoca nel grande discorso escatologico del Signore Gesù dove, in relazione al Giudizio Universale, afferma: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [...] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt. 25,41-46).
Poiché, peccando, l'uomo s'allontana colpevolmente da Dio, suo fine, e aderisce a un oggetto creato, da cui trae un effimero godimento, a questi due aspetti del peccato corrisponde una duplice pena: la prima, la pena del danno, consiste nella privazione del possesso di Dio, indicata con l'espressione scritturale “Via, lontano da me, maledetti”; la seconda, la pena del senso, cosiddetta perché prodotta dalle cose sensibili, s'aggiunge a quella del danno come suo complemento ed è indicata con le parole sempre scritturali “nel fuoco eterno”. Le pene dell'inferno sono per certo immutabili ed eterne, ma ugualmente per certo proporzionate al numero e alla gravita dei peccati: secondo la dottrina esposta nella sessione 4a del II Concilio di Lione, celebrato nella città francese nel 1274, “le anime [...] di coloro che muoiono in peccato mortale, o con il solo peccato originale, subito discendono all'inferno, anche se punite con pene differenti”. È opinione teologicamente autorevole che tali pene non siano mitigabili attraverso le preghiere e i suffragi dei fedeli. Infine, si tratta di pene eterne, come vuole il loro corrispondere alla vita eterna: relativamente alla “vita eterna” e al “fuoco eterno”, nota infatti sant'Agostino, a commento del citato passo scritturale, ne La città di Dio che, “se in entrambi i casi si parla di eternità, sicuramente si deve intendere o in entrambi i casi una durata finita o in entrambi i casi una perpetuità senza fine. [...] Dire invece che nella medesima espressione si afferma: “La vita eterna sarà senza fine, il castigo eterno avrà fine”, è completamente assurdo”.
Per quanto chiaramente presente nella Scrittura e altrettanto chiaramente definito dal Magistero ecclesiastico, l'inferno costituisce un mistero grande, il mistero della giustizia di Dio, nello stesso tempo giusto e misericordioso, e tanto giusto quanto misericordioso: si tratta di un mistero, quindi inesauribile ma sondabile, un mistero che non ripugna alla ragione, sì che in proposito non ha fondamento il gridare contro la “crudeltà di Dio”. Infatti non si deve dimenticare che all'inferno non va chi non sappia e non voglia, sì che non è Dio che vi getta l'uomo ma l'uomo che vi entra. “// mistero della dannazione è essenzialmente connesso con il mistero della libertà, che - al dire del card. Giacomo Biffi nelle sue Linee di escatologia cristiana - è forse l'unico vero mistero dell'universo creato”, al cui proposito il pensatore danese Sòren Kierkegaard scrive nel Diario: “Che Dio possa creare delle creature libere al suo cospetto, è la croce che la filosofia è impotente a portare, ma a cui è stata conficcata”. E - in base a quanto afferma san Tommaso d'Aquino nella Somma teologica -, si deve meditare sul fatto che, se uno si cavasse gli occhi e vivesse in eterno, sarebbe eternamente cieco per sua colpa, e Dio non sarebbe crudele non restituendogli la vista.
Se con il termine “inferno” s'indica l'esito infelice nell'eternità dell'avventura di ogni singolo uomo, lo stesso termine si può utilizzare in modo metaforico per indicare sia un'infelice condizione esistenziale temporanea, sempre del singolo - “una vita d'inferno” -, sia una drammatica condizione storica di gruppi u-mani. Quindi si può parlare - con il card. Joseph Ratzinger - di “inferni in terra” per indicare il regime politico-sociale e/o culturale nel quale si trovano a vivere gruppi umani che si vogliono organizzare come se Dio non esistesse oppure, addirittura, contro Dio. E le pene corrispondenti a queste scelte collettive vengono patite nella storia.
I novissimi
“Tu, però, con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te e per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che perseverando nelle opere di bene cercano gloria, onore e incorruttibilità; sdegno ed ira contro coloro che per ribellione resistono alla verità e obbediscono all'ingiustizia”
(Rm 2, 5-8).
“Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare” (2 Cor 12, 2-4).
BIBLIOGRAFIA
vedi elementi di storia e di dottrina in monsignor Antonio Piolanti, voce Inferno, in Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 1941-1949;
vedi pure card. Giacomo Biffi, Idem, Linee di escatologia cristiana, Jaca Book 1984, pp. 57-69;
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1033-1037;
card. Joseph Ratzinger, Senza Dio troppi inferni in terra, conferenza quaresimale, Parigi aprile 2001, in Avvenire. Quotidiano di ispirazione cristiana, Milano 10-4-2001.
Dossier: I Novissimi
IL TIMONE N. 14 - ANNO III - Luglio/Agosto 2001 - pag. 40-41