Mercoledì 15 Aprile 2026

Fede e ragione

Dare ragione della speranza: 101 spunti per scoprire che i Vangeli non sono favole ma fatti reali

Don Ambrogio Mazzai spiega come il libro di Marco Fasol sia un ottimo «punto di partenza» per offrire in risposta la speranza cristiana della Pasqua

Mazzai e libro Fasol

(don Ambrogio Mazzai)

Il Timone ha da poco pubblicato l’ultimo libro di Marco Fasol dal titolo 101 cose che forse non sai su Gesù e sui Vangeli (e che sono vere). Il testo si propone di spiegare i fondamenti della fede cristiana utilizzando un linguaggio laico e rigoroso, con l’obiettivo di dimostrare che fede e ragione sono tra loro compatibili. È adatto sia ai credenti che desiderano approfondire le ragioni del proprio credo, sia a chi considera la Bibbia un insieme di leggende, e si ritroverà smentito punto per punto. Leggere per credere. A tal riguardo abbiamo intervistato don Ambrogio Mazzai, 34 anni, sacerdote della diocesi di Verona che ritiene il libro fornisca preziosi spunti di riflessione sintetici per stimolare un interesse più profondo verso la fede.

101 cose che forse non sai su Gesù e sui Vangeli (e che sono vere) è un libro che in maniera sintetica ma rigorosa conferma quanto fede e ragione vadano di pari passo. Ma oggi è ancora possibile fare apologetica visto che l’attenzione media è ridotta ai 30 secondi scarsi dei reel?

«Secondo me bisogna cogliere l’occasione per creare spunti di riflessione e questo si può fare anche in 30 secondi. Si può dare uno stimolo per poi ricercare di approfondire gli argomenti. O perlomeno di dare una piccolissima chiave di lettura che riesca ad aprire un discorso più ampio sulla fede. Ovviamente non si può fare un discorso ragionato e approfondito di apologetica vera e propria, ma si può tracciare una linea, dare degli spunti di riflessioni che avvicinino le persone a quel tipo di approfondimento più ragionato. E questo libro contiene molti di questi spunti».

Tra le 101 cose, quali sono secondo te le più significative per dare ragione della nostra fede?

«Tante cose riportate partono dal dato evangelico che tante persone non conoscono, se non chi frequenta assiduamente la celebrazione eucaristica e la parte evangelica nel ciclo di tre anni la legge tutta. Tante altre persone si basano invece sui luoghi comuni, per cui secondo me le cose di questo libro che possono colpire di più riguardano la nascita di Gesù, perché molti hanno tante curiosità a riguardo o comunque le sentono più vicine per il Natale. Gli altri punti più significativi riguardano sicuramente la morte e Resurrezione di Gesù, perché sono i fatti fondamentali della nostra fede».

Le 101 cose riportate da Fasol sono un aiuto per «dare ragione della speranza che è in noi» credenti. Soprattutto a partire dal catechismo dei più piccoli, a volte il linguaggio sembra più adatto a raccontare favole piuttosto che a porre i fondamenti della nostra fede, come possiamo migliorarlo?

«Quello che si racconta è la storia, non delle storielle. Sin dal catechismo bisogna essere chiari che quelli raccontati sono fatti realmente accaduti. C’è la necessità di essere chiari sin dall’infanzia, perché i bambini riescono a comprendere bene la differenza tra fantasia e realtà perché loro stessi vivono fatti reali e concreti. Questo aiuta a farli crescere nel discernimento di questa differenza».

In un mondo che si proclama sempre più ateo, spiegare le ragioni della fede può avvicinare chi è più lontano?

«Sì e no. Nel senso che una persona è persuasa dalle ragioni solo se prima è coinvolta da un altro punto di vista, a mio avviso. Perché anche quando si parte dal punto di vista ragionevole, quando si affronta un dialogo con una persona che la pensa diversamente da noi, e nel caso specifico della fede con una persona che non crede, è veramente difficile “vincere” il discorso razionale. Ci si costruisce sempre quell’impianto, quella struttura che giustifica le nostre convinzioni. Trovare una persona che sia totalmente onesta intellettualmente da poter accogliere una visione diversa è sempre difficile, almeno come primo impatto. Ciò che serve inizialmente è un coinvolgimento su un altro aspetto, per poi approdare al punto di vista razionale. Questo libro fa molto bene questo lavoro perché chi prende in mano il libro ha già un minimo di interesse e quando c’è l’interesse, anche se minimo, si parte col piede giusto piuttosto di chi parte come ateo militante che deve contrastare a priori tutte le ragioni».

E quali sono le ragioni su cui si interroga anche l’ateo più militante?

«In assoluto l’impatto della morte. È un aspetto che qualsiasi persona, anche la più estrema da una parte o dall’altra, si ritrova a dover affrontare. Magari banalmente a partire dalla tristezza per un lutto si arriva a cercare una prospettiva anche sulla vita eterna. La morte è quello su cui più ci si interroga. Si chiede speranza, conferma, conforto. Lì c’è il nostro buco della serratura per poter entrare con la chiave giusta della Pasqua della Resurrezione».

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