Lunedì 13 Aprile 2026

Usa - Vaticano

Trump attacca Papa Leone XIV («è un debole»), che gli risponde: «Non ho paura di lui»

«Dovrebbe darsi una regolata». Il Pontefice nel mirino delle critiche del Presidente americano. A difesa di Leone XIV hanno parlato i vescovi Usa

Trump contro Leone

(Imagoeconomica)

Mentre Donald Trump era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, ha definito papa Leone un «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», sparando poi a zero sul Pontefice in un lungo post su Truth. Usando toni duri ha poi avvertito il Papa di «darsi una regolata nel suo ruolo», esortandolo a «usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande papa, anziché un politico» e accusandolo di «danneggiare la Chiesa cattolica». «Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose», ha incalzato Trump. In un passaggio poi ha detto di preferire il fratello del Papa, Louis, definendolo «totalmente Maga», e accusando Leone di ritenere «accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare»

«Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti», ha proseguito il tycoon. «E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». Trump ha poi rivendicato l’elezione di Prevost a Pontefice: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano». «Purtroppo», ha proseguito Trump, «l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero».

Nel frattempo, i vescovi statunitensi non hanno tardato a difendere Leone XIV. «Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre», ha scritto l’arcivescovo Paul Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, «papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime». Ha ricordato così a ogni cattolico che il Papa ha innanzitutto una missione spirituale che richiama i cristiani alla conversione piuttosto che al compiacimento di un governo rispetto a un altro. 

Papa Leone sul volo papale diretto ad Algeri per il suo viaggio apostolico in Africa risponde con volto sereno ai giornalisti in merito alle parole dell’inquilino della Casa Bianca: «Penso che le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni: io non sono un politico, parlo del Vangelo. Non ho paura dell’amministrazione Trump e non voglio farci confronti. Cerchiamo la pace, smettiamola con le guerre. Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra, a cercare di promuovere la pace e il dialogo multilaterale tra gli Stati. Il messaggio della Chiesa è il messaggio del Vangelo: beati i costruttori di pace».

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