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Funerale di Vittorio Messori: «Gesù è il chiodo», il toccante omaggio del vescovo Pompili
All’Abbazia di Maguzzano l’ultimo saluto a Vittorio Messori: il vescovo Domenico Pompili ne ricorda la fede incrollabile, “aggrappata a Cristo”, e il desiderio di ricongiungersi alla moglie
11 Aprile 2026 - 16:18
Il feretro di Vittorio Messori nell'Abbazia di Maguzzano, celebra il vescovo Pompili - foto Il Timone
Questa mattina si è svolto il funerale di Vittorio Messori nell’Abbazia di Maguzzano a Desenzano del Garda, alla presenza dei parenti e di molti amici e colleghi. Le esequie sono state celebrate dal vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, che è anche presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei. Presente anche il neo Ministro del Turismo del Governo italiano, Gianmarco Mazzi.
«Ciò che mi interessa è la fede, la possibilità stessa di credere, di scommettere sulla verità del Vangelo. Il resto è solo una conseguenza. Etica, società, lavoro, politica, tutto necessario, ma assurdo. Se prima non si sa già l'esistenza e la resistenza del chiodo che deve reggere ogni cosa e quel chiodo è Gesù». Questa la citazione di Messori che è stata riportata nell’omelia di monsignor Pompili e che certamente è il cuore della vita del grande giornalista cattolico, un monito che è stato anche il centro del suo lavoro di apologeta capace di coniugare fede e ragione.
«Gesù è il chiodo esistente e resistente a cui Vittorio è rimasto attaccato fino allo scorso venerdì santo. Lo stesso chiodo della sua amata Rosanna scomparsa anch'essa proprio al sabato santo. Come è stato scritto», ha ricordato monsignor Pompili, «”se oggi potranno festeggiare la Pasqua insieme, sarà bellissimo”».
«La fede è stata la porta che ha reso accessibile una presenza che non ci si aspetta e che è essenziale per vivere e per vivere bene. E soprattutto per vivere in una condizione di libertà per sottrarsi a quella dittatura del qui ed ora che rende così angusta, gretta, senza fiato la nostra esistenza». Una vita di fede e per la fede, quella di Vittorio Messori, in qualche modo plasticamente rappresentata anche dalla sua «chiesa a cielo aperto», che aveva battezzato «Santuario della Madonna degli Ulivi», e che aveva pazientemente costruito negli anni nel parco interno dell’Abbazia di Maguzzano.
Toccante la confidenza che ha chiuso l’omelia di monsignor Pompili: «A pensarci, Vittorio, più che “un orso”, è stato un uomo libero, appunto da essere frainteso e perfino strumentalizzato, ma Vittorio era libero e lo era perché era vero, come abbiamo ascoltato nella pagina proclamata per prima dalla bocca dell'apostolo Paolo al giovane Timoteo: «So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato». Ma come Vittorio ha custodito ciò che gli era stato affidato, cioè come ha custodito la fede, l'ha custodita lasciandosi ispirare da Maria che a dire il vero nei Vangeli non ha un particolare rilievo, non parla quasi mai, ma attrae per la speranza che la pervade e Vittorio Maria la incontrava, confrontandosi, anzi specchiandosi negli occhi soprattutto di Santa Bernardette a Lourdes, appunto, da confidarsi così: «Mi sono chiesto perché sono sopravvissuto a Rosanna e mi conforta pensare che questo distacco sarà solo temporale. Non è stato facile, anche perché nel frattempo ho terminato la mia collaborazione al Corriere della Sera e ho perso la mia capacità di scrittura. Avevo una memoria ferrea, non ce l'ho più. Ora, nel bel mezzo di un discorso dimentico nomi, date, situazioni, ma sono grato di questo a Dio e alla Madonna, perché togliendo questo e quello mi fanno sentire precario e mi spronano a confidare più di loro, a staccarmi da mio io dalle mie sicurezze, da ciò che mi ha fatto vivere su questa terra e a desiderare sempre di più il compimento che avverrà dopo la morte. E mi insegnano a vivere i giorni con la stessa pazienza dimostrata da Maria a rispettare con calma i tempi di Dio che non sono i nostri.».
Dopo il funerale, la salma di Messori è stata tumulata nel cimitero di Treviglio (in provincia di Bergamo), nella tomba di famiglia della moglie, Rosanna Brichetti.











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