Chiesa
Le radici cattoliche dell'Europa
31 Gennaio 2014 - 06:01
Il “vecchio continente” non è un’espressione geografica, ma il frutto di un’identità comune faticosamente conquistata. Genti e culture diversissime si fusero all’ombra della Chiesa. Ecco perché oggi la secolarizzazione minaccia la stessa esistenza dell’Europa.
Dunque, la società europea, l’Europa, è nata dall’opera universalizzante della Chiesa Cattolica che, applicando la norma dell’inculturazione di sempre, secondo cui – come si legge nella Magna Charta della Nuova Evangelizzazione, il discorso tenuto a Santo Domingo da Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) il 12-10-1992 – «non è la cultura la misura del Vangelo, ma Gesù Cristo è la misura di ogni cultura e di ogni vita umana», da una molteplicità di etnie e di apporti culturali, attraverso una lunga e faticosa azione appunto d’inculturazione della fede, cioè di discernimento dei diversi elementi e aspetti della cultura sulla base della fede, ha saputo nel tempo trarre una concordia discors, una società insieme unitaria e diversa. «Questo continente – la ricostruzione dell’itinerario di formazione dell’Europa e d’inculturazione in essa del cristianesimo è dello stesso Papa Giovanni Paolo II in un discorso del 20-5-1985 – è sempre stato un luogo d’incontri, un ampio crocevia in cui popoli si sono spostati, soppiantati o alleati. Dal momento in cui l’Impero romano dà all’Europa la sua prima figura allargandosi a partire dal bacino mediterraneo, l’unità che per un certo tempo essa conosce deriva dal congiungimento di correnti greche e latine, ben presto associate con gli antichi popoli dall’Occidente all’Oriente. In seguito, a prezzo di molte rivalità e conflitti, le entità politiche non cessano di veder cambiare le loro zone d’influenza, specialmente con l’arrivo di popoli differenti, nel corso di quelle che bisogna certamente chiamare ancora le “invasioni”. Al cristianesimo saranno necessari secoli per raggiungere i diversi popoli e contribuire in profondità a far partecipare tante parti diverse alla coesione di un’ispirazione comune, nella complementarietà di Roma e di Bisanzio. Così appare una certa unità di civiltà, grazie a intense correnti di scambi. Si ricordi la feconda azione dei discepoli di san Benedetto, di cui il mio predecessore Paolo VI [1963-1978] diceva che portavano insieme “la croce, il libro e l’aratro” [24-10-1964]. Si ricordi l’azione dei santi Cirillo e Metodio, i missionari partiti da Bisanzio che, portando il cristianesimo ai popoli slavi, ebbero il genio di accettare e di favorire la loro cultura in un felice accordo con la sede di Roma. Queste figure di fondatori possono simboleggiare il lento avvento di uno spirito europeo in uomini che dissodano la terra, costituiscono una cultura, si uniscono in una fede. Noi siamo ancora gli eredi dei lunghi secoli in cui si è formata in Europa una civiltà ispirata dal cristianesimo».
Dello stesso Papa Giovanni Paolo II, in un discorso del 23-2-2002, è la descrizione dell’itinerario di de-formazione dell’Europa: «Purtroppo – afferma il Pontefice –, alla metà dello scorso millennio ha avuto inizio, e dal Settecento in poi si è particolarmente sviluppato, un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana. «Il punto d’arrivo di tale processo è stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo, cioè l’esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana. Si è relegata così la religione cristiana entro i confini della vita privata di ciascuno». Aiuta ancora, pro memoria, Valéry: «[…] Kant qui genuit Hegel, qui genuit Marx, qui genuit…», «[…] Kant che ha generato Hegel, che ha generato Marx, che ha generato…». Dunque, attraverso un processo plurisecolare, la società europea si è venuta trasformando da «società coesa» – per utilizzare una formula suggerita da Papa Giovanni Paolo II –, da «societas eiusdem generis», da «società omogenea» – usando l’espressione di Papa Benedetto XV –, in società «disomogenea», cioè «non omogenea» o «malamente omogenea». Ragionando per secoli, per millenni – come per altro suggeriscono sia la natura della Chiesa Cattolica sia la sua storia – Papa Pio XII (1939-1958), il 24 dicembre 1954, si chiede: «Si tratta solo di un momentaneo smarrimento per l’Europa?». E sentenzia: «Ad ogni modo, ciò che deve restare, e senza dubbio resterà, è l’Europa genuina, cioè il complesso di tutti i valori spirituali e civili, che l’Occidente ha accumulato, attingendo alle ricchezze delle singole sue nazioni, per dispensarle all’intero mondo».
Christopher Dawson, Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale, Rizzoli, 1997.
Giovanni Cantoni, Europa de cultura christiana, in Cristianità. Organo ufficiale di Alleanza Cattolica, anno XXXI, n. 318, Piacenza luglio-agosto 2003, pp. 3-6.
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