Matrimonio trans
Matrimonio trans
Argentina, arcivescovo contro il matrimonio di una coppia trans: «È nullo»
Sarà dichiarata nulla la cerimonia incredibilmente tenutasi il 28 gennaio in una chiesa di Pompeya
18 Febbraio 2026 - 12:15
(Ai)
Il 28 gennaio padre Fernando Luis Gómez ha officiato il matrimonio di una coppia composta da Solange Ayala, nato uomo e ora identificatosi come “donna” e Isaías Díaz Núñez, nata donna e identificatasi come “uomo”, presso la chiesa di Nostra Signora di Pompeya a Corrientes, in Argentina. Intanto l’arcivescovo José Adolfo Larregain ha dichiarato all’agenzia Crux che emetterà un decreto formale di nullità. Ayala, attivista Lgbt, ha raccontato alla radio locale Radio Sudamericana che la coppia ha seguito le procedure «proprio come tutti gli altri».
A detta sua il frate che ha celebrato il matrimonio si sarebbe prima consultato con l’arcivescovo e successivamente avrebbe acconsentito alla cerimonia, perché, parlando in termini biologici «non c’erano obiezioni» - qualcuno deve essersi scordato il «maschio e femmina li creò», non proprio un dettaglio. I due infatti avevano legalmente modificato i propri dati personali sui documenti in conformità con la legge. Tra le altre cose, Ayala ci ha tenuto a specificare di non essere «ultra-cattolico o super devoto alla Chiesa», ma di voler «dare visibilità» a quanti dei suoi amici trans sono cattolici e desiderano sposarsi.
Dopo che la notizia è stata resa pubblica, sia l’arcidiocesi di Corrientes sia la parrocchia hanno emesso comunicati ufficiali dichiarando che «in nessun momento è stata ricevuta la documentazione ecclesiastica corrispondente alle formalità richieste per la gestione di questi casi». In una dichiarazione ha poi ribadito che il matrimonio cristiano richiede condizioni essenziali per la validità e la liceità secondo il Diritto canonico. Il comunicato sottolinea che l’omissione di queste condizioni non solo distorce il profondo significato del sacramento, ma può anche creare confusione nella comunità dei fedeli. L’arcivescovo di Corrientes ha agito in conformità con le disposizioni del diritto canonico, emettendo «le appropriate ammonizioni e le eventuali misure disciplinari canoniche che potrebbero essere necessarie».
L’arcidiocesi ha riaffermato il suo impegno per una Chiesa che accoglie, accompagna e cammina accanto alle persone, sempre in fedeltà al Vangelo, alla dottrina della Chiesa e all’ordine giuridico che garantisce la corretta celebrazione dei sacramenti. Ogni sacerdote ragionevolmente formato sa che secondo il diritto canonico questo matrimonio non doveva essere celebrato (Can. 1095, 3°, per la precisione). Il matrimonio cristiano è infatti possibile tra un uomo e una donna disposti – e non per questo capaci, al nostro “sì” risponde infatti la Grazia di Dio da accogliere abbondantemente ogni giorno – a camminare verso la santità. Due persone transgender abbracciano un’ideologia che è contraria alla Dottrina cattolica, questa è la verità. Dirlo alla coppia avrebbe significato davvero accoglierli e accompagnarli come si propone di fare la Chiesa.
Padre Gómez da parte sua ha affermato che verranno rafforzate le procedure di intervista, preparazione e verifica per salvaguardare la santità dei sacramenti e prevenire confusione nella comunità. L’arcivescovo intanto ha spiegato a Crux che, in casi come questo, un matrimonio è considerato nullo ipso facto - cioè nullo di per sé - perché non soddisfa i requisiti di “materia e forma” necessari per un sacramento valido, sebbene venga emesso un decreto formale per attestarlo. «È importante prendere in considerazione la dichiarazione di Papa Francesco Fiducia Supplicans riguardo alle benedizioni e alla necessità di evitare confusione con il rito del matrimonio», ha spiegato l’arcivescovo. Anche se, di confusione, pare se ne sia generata già abbastanza.
L’avvocato Ricardo Lugo, esperto di diritto canonico intervistato da Crux, ha dichiarato che la richiesta del matrimonio è stata accettata dalla parrocchia perché formalmente i due «hanno generi distinti» spiegando che dal suo punto di vista «i requisiti civili ed ecclesiastici che regolano entrambe le istituzioni sono soddisfatti». Lugo ha anche raccontato che la maggior parte della comunità cattolica locale non si era opposto alla cerimonia, ma «un gruppo minore ha presentato una denuncia all’arcivescovo, ed è stata avviata una procedura canonica».
A Crux ha detto la sua anche Sergio Petroni, un attivista cattolico Lgbt di Buenos Aires ed ex seminarista: «Capisco che la Chiesa si muove molto più lentamente della cultura e della società - fa dei passi indietro per non commettere errori». Ha poi spiegato: «So che se il Papa dicesse che le persone Lgbt possono ricevere tutti i sacramenti, seguirebbero grandi divisioni». Petroni ha affermato che se più sacerdoti osassero celebrare i matrimoni Lgbt, il cambiamento potrebbe arrivare prima, anche se «non dipende solo dai sacerdoti, perché le loro comunità possono opporsi alle loro azioni. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una trasformazione culturale». A noi sembra piuttosto che con queste trasformazioni culturali ci si stia facendo prendere un po’ troppo la mano, ahinoi, anche in casa cattolica.











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