Giovedì 19 Febbraio 2026

Eutanasia

Houellebcq contro l'eutanasia: «Una perversione delle parole che tradisce l’umanità»

L’Assemblea nazionale francese ha ripreso a discutere la creazione del diritto al suicidio assistito, con una votazione prevista per il 24 febbraio su questa riforma che ha avuto un percorso tortuoso

Michel Houellebcq

(Ansa)

In un intervento lucido e provocatorio, lo scrittore Michel Houellebcq ha espresso la sua ferma opposizione al progetto di legge sull’eutanasia, attualmente in discussione in Francia. Al centro della sua critica non vi è solo l’atto in sé, ma la manipolazione del linguaggio utilizzata per giustificare la norma. Lo scrittore è intervenuto martedì in un dibattito organizzato a una conferenza dall’associazione Les égaux et leurs aidants, sul controverso tema del suicidio assistito, presso la fondazione del Musée social, a Parigi.

Houellebcq esordisce puntando il dito contro la «perversione» del linguaggio presente, a suo dire, nella terminologia scelta dal legislatore, parlando apertamente di un uso improprio dei concetti di fraternità e compassione. «C’è una perversione delle parole alla base: “legge di fraternità”, si sente bene che è una perversione del termine, ma anche “compassione” […] dare la morte per compassione, nutro un dubbio franco e netto». 

Secondo lo scrittore, l’ambiguità linguistica serve a mascherare una realtà molto più cruda, distorcendo valori fondamentali. «La dignità è forse la cosa peggiore di tutte. Dalla mia vaga frequentazione della filosofia, avevo capito che la dignità è, quasi per definizione, una cosa che non si può perdere, legata alla qualità dell'essere umano; mentre qui diventa qualcosa che si può perdere, stranamente». Houellebcq rivendica una visione ontologica della dignità: «Ho l’impressione di avere una dignità legata al fatto che sono umano». 

L'autore de Le particelle elementari ha messo in discussione anche il consenso popolare, spesso citato dai sostenitori della legge. Analizzando un sondaggio che riportava il 92% di pareri favorevoli, ha sottolineato come la domanda fosse posta in modo da orientare la risposta: «Non è molto sorprendente che ci sia il 92% di sì... ma più il tempo passava e più le persone avevano tempo di rifletterci, più vedevano gli inconvenienti del progetto». Per Houellebcq, è fondamentale che la democrazia non si stacchi dalla realtà profonda dei cittadini: «Bisognerebbe che la rappresentanza nazionale non si discostasse troppo dalla vita delle persone rappresentate; è un male per la democrazia». 

Un altro punto cruciale dell’intervento riguarda la figura del medico, che Houellebcq vede come la vittima principale di questa legislazione. Egli richiama il Giuramento di Ippocrate come un pilastro etico che prescinde dalla religione: «Il giuramento di Ippocrate è di una chiarezza esemplare... Ippocrate era quasi contemporaneo di Platone, quindi non era affatto cristiano. L’opposizione [all’eutanasia, n.d.R.] non è una cosa da cattolici, o almeno non particolarmente».

Lo scrittore sottolinea il paradosso in cui verrebbero a trovarsi alcune categorie di medici, citando in particolare i professionisti della salute mentale: «Gran parte del loro lavoro, e la parte più difficile, consiste nell’evitare che i pazienti si suicidino. Se un paziente esprime il desiderio di morire e loro rispondono: “Sì, è una buona idea, ti aiuto io, conosco qualcuno che può occuparsene”, non è così che immaginiamo uno psichiatra». 

In conclusione, Houellebcq rivolge un appello ai deputati affinché considerino l’impatto di una legge che, a suo avviso, tradisce il mandato sociale della medicina e la natura stessa della condizione umana: «Se le cose dovessero andare davvero così male per me - il che è del tutto possibile, siamo tutti più o meno a lungo termine degli “eleggibili” - io chiederei compassione prima di tutto... ma non è una cosa che si può legiferare in questo modo». 

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