Mercoledì 25 Febbraio 2026

Sanremo 2026

Nel Sanremo «cristiano e democratico» la centenaria è di sinistra

La signora di 105 anni, portati benissimo, sconfessa la retorica dell’equidistanza sanremese e provoca subito la simpatia della sinistra mediatica. Molto simpatica Gianna Pratesi ma l’Italia nel 1946 non era tutta di sinistra o fascista

Carlo Conti

Rai.it

Carlo Conti l’aveva annunciato durante la conferenza stampa di ieri, il suo sarebbe stato un Festival «cristiano e democratico. Cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede, e democratico perché aperto a tutti». Ma esattamente che cosa intendeva? Ospite d’onore della prima serata una simpatica signora dall’indubbio valore storico. Carlo Conti l’ha voluta sul palco dell’Ariston per celebrare gli 80 anni della nostra Repubblica.

Quel 2 giugno 1946 votarono per la prima volta anche le donne e tra queste c’era una ragazza di 26 anni che oggi ne ha quasi 106: Gianna Capaldi Pratesi. Simpatica, lucidissima, colta – ci tiene a specificare che legge senza occhiali tre giornali al giorno, a partire dalla Gazzetta dello Sport data la sua passione per il nuoto – è sicuramente il volto di un secolo. Ed è sicuramente l’ospite che ha detto le parole giuste al momento giusto. «Per chi ha votato al Referendum?», le chiede Conti, «Repubblica! A casa mia eravamo tutti di sinistra» facendo il gesto del “ciao ciao” con le mani «ai fascisti».

E mentre c’è chi già sui social rilancia l’hashtag #iovotono (sarà un caso questo spettacolino visto l’imminente altro referendum? Chi può dirlo) e #lasinistraripartadagianna applaudendo alla presa di posizione della signora Pratesi, viene da chiedersi dove sia finito il “Festival democristiano” o “cristiano democratico”, ancora non si è capito. Intanto, tutti a dire viva nonna Gianna che ha “disinnescato” il Festival che Conti voleva equilibrato. Ma davvero? Quale Festival avrebbe disinnescato? Quello del solito palco che si proclama equidistante per poi rivelarsi teatro di conformismo mascherato da “libertà”? L’occhio alla sinistra lo abbiamo strizzato. Le polemiche su Pucci, Meloni e La Russa le abbiamo smontate e la fantomatica inclusività l’abbiamo rispettata. A noi più che un colpo di scena ci sembra il copione di sempre. Il messaggio che passa è che il Dopoguerra fosse diviso unicamente in fascisti e comunisti.

Tuttavia, nell’Italia del ’46, lo mettiamo nero su bianco noi, c’erano anche i cattolici che non ebbero un ruolo così tanto marginale, dato che due anni dopo il referendum sulla Repubblica votarono in massa per la Democrazia cristiana di Alcide De Gaspari. Libro di storia alla mano: la Dc partecipò ai governi di unità nazionale e fu protagonista del referendum del 1946 che portò alla nascita della Repubblica. Il suo fu un ruolo chiave nella stesura della Costituzione delle Repubblica Italiana nel 1948, anno in cui vinse le elezioni contro il Partito comunista italiano. Abile e sapiente nel costruire alleanze con partiti laici e socialdemocratici, la Dc fu il partito della ricostruzione del nostro Paese e il pilastro della formazione della Repubblica dominando lo scenario politico italiano per quasi mezzo secolo.

Viva la Repubblica! Si urlava ieri dal palco dell’Ariston. E lo diciamo anche noi. Con qualche precisazione quasi sempre assente dalla cassa di risonanza mediatica del nostro Paese, anche quando si dice voglia essere “cristiano e democratico”. I principi di fondo della nostra Costituzione – la dignità della persona, la promozione della famiglia, il principio di sussidiarietà, la tutela del lavoro – provengono dal contributo cattolico e riflettevano la nostra società molto più della divisione netta tra fascisti e comunisti. E chi si gloria della Resistenza facendo la solita distinzione tra buoni (comunisti) e cattivi (fascisti o chiunque si definisca di destra) senza includere i cattolici, dimostra di non saperne molto di storia, o meglio, di sapere esattamente quello che il pensiero comune veicola su libri scolastici e dal pulpito di molte cattedre.

I cattolici non furono semplici spettatori della Resistenza. Molti di loro si impegnarono contro il nazifascismo e la loro non era solo una scelta politica, bensì un atto di fede e amore alla libertà e alla dignità umana, spesso a costo della propria vita.

Forse Carlo Conti diceva bene, sarebbe bello un Festival «cristiano e democratico». E sarebbe anche più attinente alla storia del nostro Dopoguerra. Perché tra i «nonni, genitori e bisnonni» che ha ricordato e celebrato ieri sera, ci sono anche tanti cattolici che hanno fatto la storia andando oltre lo schieramento comunista o fascista.  (Foto: Rai Screenshot YouTube)

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