Venerdì 20 Marzo 2026

Il fioretto di Fiorin

Referendum, dire di "no" ci condannerà

Il voto sulla giustizia e il vizio della superbia: cosa rischia davvero l'Italia

Referendum, dire di "no" ci condannerà

Imagoeconomica

Tiriamo le somme di questa bruttissima campagna referendaria che sta volgendo al termine. Ci hanno detto che la riforma della giustizia servirà solo per mettere la magistratura sotto il controllo della politica. Eppure, nonostante mesi di dibattiti, nessuno ha mai saputo spiegare come questo potrebbe avvenire. Perché, nei fatti, si tratta semplicemente di una falsità.

In realtà, se vincerà il No, l’Italia resterà assieme alla Grecia l’unico paese della Ue a non avere separato le carriere. Ma a parte questo, continueremo a essere gli unici al mondo ad avere i magistrati organizzati in un loro parlamentino, con la chiara pretesa di rappresentare il popolo.

I magistrati che sostengono il No, se messi alle strette, non hanno avuto altro argomento che appellarsi alla propria pretesa personale credibilità. Hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, come si dice tra giuristi, che il loro difetto dominante è la superbia: il più luciferino e anche il più spaventoso dei vizi, per coloro che hanno il potere sia di accusare che di giudicare gli uomini (e proprio per questo si dovrebbero tenere ben separate le due facoltà).

Se vincerà il No, essi si riterranno investiti di un implicito mandato popolare, che sarà il loro scudo per i decenni a venire. Nuovamente esonerati da ogni responsabilità per i loro errori e abusi, si pavoneggeranno come se fossero stati investiti di un potere irresistibile.

Tra il popolo, invece, il tratto più caratteristico mostrato da chi voterà No è stato quello dell’invidia. Il desiderio di vedere i potenti in galera e i governanti in disgrazia. Ancora una volta, si tratta di uno dei vizi capitali più gravi, che secondo le Sacre Scritture è all’origine di tutti i mali del mondo (Sap, 2, 24). Cercando di colpire la Meloni, costoro potrebbero mettere l’intero Paese nelle mani di una piccola ma potentissima élite, il cui potere rinnovato diventerà irrevocabile. È questo che vuole il popolo italiano?

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