Sabato 18 Aprile 2026

Il fioretto di Fiorin

Tra Vangelo e geopolitica

Domande sul rapporto tra richiamo evangelico alla pace e dure dinamiche del mondo contemporaneo, tra guerre ibride e realismo politico

Tra Vangelo e geopolitica

Ansa

Problemi nuovi richiederebbero risposte nuove. Niente paura, non voglio qui difendere Donald Trump, il furfante col cappellino da baseball che sta provocando in tutto il mondo ansia e indignazione. È ovvio, per noi che pensiamo da cattolici europei, stare dalla parte del Papa, specialmente a fronte di attacchi verbali così scomposti. Tuttavia, bisogna pur sempre fare i conti con la realtà, che ci sta mettendo davanti un conflitto sanguinoso tra l'Islam nella sua declinazione sciita e Israele, che ha dalla sua parte il cristianesimo evangelico di tanta parte degli Stati Uniti. Possiamo permetterci, come cattolici, di pensarci al di sopra di una simile contesa, in nome di un ideale di pace «disarmata e disarmante»? Ideas have consequencies, diceva il famoso saggio di un filosofo americano contemporaneo: le idee hanno conseguenze nella realtà.

A partire dal Novecento si è affermata un'opzione cattolica di fondo contro la guerra, che ha offuscato il secolare discrimine tra la cristianità e i suoi nemici. Il tradizionale argomento della «guerra giusta» è stato reinterpretato, escludendo la liceità di ogni forma di attacco preventivo. L'idea di fondo che ha ispirato il magistero è stata quella per cui la guerra moderna era diventata troppo distruttiva, anche a causa della minaccia nucleare, per poter essere proporzionata a una qualsiasi ingiustizia da reprimere. L'esperienza che si aveva davanti era ancora quella delle tradizionali guerre tra eserciti.

Ma fino a che punto questa visione può rimanere applicabile nel nuovo (dis)ordine mondiale e nella realtà attuale del Medio Oriente? Le guerre ibride, l'uso di formazioni terroristiche e di paesi intermediari, i ricatti commerciali e finanziari che possono strangolare la vita dei popoli, il sistematico ricorso a missili e droni gestiti da organizzazioni non statuali, sono tutte situazioni che comunque non possono giustificare mai una reazione militare? La domanda che è stata posta alla Chiesa non è un vaneggiamento: è ragionevole tollerare che un regime sanguinario come quello degli ayatollah si doti dell'arma nucleare? Forse è il caso di entrare nel merito di certe obiezioni e di confrontarci con la cruda realtà, anche per non cadere nella tentazione di sentirci esonerati dal “dare sempre ragione della speranza che è in noi” (1Pt, 3, 15).

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