Sabato 04 Aprile 2026

suicidio assistito

Fine vita: la battaglia spirituale dei vescovi francesi e il pragmatismo della Chiesa italiana

I vescovi francesi, “in comunione con papa Leone XIV”, richiamano i cattolici al digiuno; in Italia il vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, Francesco Savino, spinge per una legge sul fine vita “senza ideologie”

Fine vita: la battaglia spirituale dei vescovi francesi e il pragmatismo della Chiesa italiana

Fonte: screen shot Conferenza episcopale di Francia

Mentre la Francia si avvia verso un passaggio parlamentare che molti definiscono una "rottura antropologica", il mondo cattolico d’oltralpe ha deciso di abbandonare i guanti di velluto della diplomazia per scendere sul terreno della mobilitazione spirituale. Il Senato francese ha già inferto un colpo durissimo al progetto di legge sull’"aiuto attivo a morire", bocciando l'Articolo 4 — il cuore pulsante del suicidio assistito — e denunciando la fragilità di una riforma incapace di reggere alla prova della coscienza. Eppure, la battaglia è tutt’altro che conclusa: con il ritorno del testo all'Assemblea Nazionale il 16 febbraio, la tensione risale.

I vescovi francesi non si sono limitati a una "riserva prudente". Hanno parlato apertamente di una "deriva mortifera" e di un ribaltamento grave che, dietro parole rassicuranti come "fraternità", nasconde la realtà di un atto che tradisce il contratto sociale. Il loro monito è chiaro: «Non ci si prende cura della vita dando la morte», l'introduzione dell'eutanasia offuscherebbe i confini etici della medicina, trasformando l'atto di uccidere in una forma paradossale di cura .

L’ultimo appello: preghiera e digiuno

Il culmine di questa opposizione si manifesterà il 20 febbraio, primo venerdì di Quaresima, con una giornata di preghiera e digiuno indetta appunto dalla Conferenza Episcopale Francese (CEF) . Non è solo un rito religioso, ma un atto pubblico volto a risvegliare le coscienze prima del voto solenne del 24 febbraio . I vescovi francesi, dichiarano espressamente di muoversi in comunione con papa Leone XIV, e chiedono di difendere la dignità inalienabile di ogni persona, specialmente nell’ora della vulnerabilità, rifiutando di considerare qualsiasi vita come "scartabile" . Per i vescovi d’oltralpe, la vera risposta alla sofferenza non è l'eliminazione del paziente, ma lo sviluppo massiccio delle cure palliative .

E in Italia?

Se oltre le Alpi la Chiesa si mobilita con la penitenza quaresimale contro la legge, in Italia il panorama appare decisamente più sfumato. Nel Bel Paese, a differenza della nettezza francese, si registrano le dichiarazioni del segretario della Cei, monsignor Francesco Savino, il quale ieri ha dichiarato sulle colonne de La Stampa che «la legge sul fine vita non è più rimandabile». La linea della Chiesa italiana sembrerebbe dettata dalla necessità di "evitare il far west" delle Regioni, una posizione che era stata in qualche modo anticipata anche dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, sulle colonne del Corriere.

È curioso osservare come i principali quotidiani nazionali stiano spingendo per far emergere una linea cattolica "apertissima" alla possibilità di una legge. Eppure, nei discorsi ufficiali dell'ultima assemblea Cei, lo stesso cardinale Zuppi sembrava aver frenato questa "prescia", ribadendo che la risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire sostegno e assistenza, poiché le normative sul suicidio assistito rischiano di depotenziare l'impegno verso i più fragili.

Tuttavia, le parole di ieri del vicepresidente Savino suggeriscono che la posizione ufficiale del presidente Zuppi potesse essere volutamente generica, tanto da poter includere anche aperture più spinte come quella chiaramente espressa dal vicepresidente. Invocando una discussione "alta" e non ideologica, Savino va ben oltre la possibilità di una legge, ma apre di fatto alla necessità di una norma, una spinta che trova sponde anche in politici cattolici come Maurizio Lupi, che secondo quello che ha ricostruito ieri Marco Ascione sul Corriere, sarebbe intervenuto in un vertice di maggioranza a favore della legge “evitando scontri ideologici”.

Sebbene i ddl francese e quello italiano abbiano tecnicismi differenti, l'atteggiamento delle due conferenze episcopali non è sovrapponibile: da una parte un'opposizione che chiama al digiuno e alla battaglia spirituale in comunione con il Papa; dall'altra, una ricerca di mediazione legislativa che sembra considerare il suicidio assistito un orizzonte ormai ineludibile.

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