Cancel culture
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«Via i "tombini fascisti"? Anche no». Perfino la sinistra contro una proposta choc
La cancel culture, in Italia, non passa. Ed è una buona notizia che arriva da Trento
26 Gennaio 2026 - 12:15
(Imagoeconomica)
Se non avessimo fonti certe, quella di oggi potrebbe sembrare una barzelletta. Siamo a Trento, il Consiglio comunale ha respinto con un voto quasi unanime (34 contrari e un favorevole) la proposta di Andrea Demarchi - eccolo, il solo voto favorevole - di rimuovere i tombini della città che contengono simbologie fasciste e il lampadario di Palazzo Thun, sede del Consiglio stesso, sempre per lo stesso motivo. «Chiedo la rimozione dei chiusini e del lampadario che riportano simbologie dell’oscuro periodo del ventennio fascista», ha tuonato Demarchi come quando la bellicosa Regina di Cuori in preda ai suoi deliranti capricci minaccia Alice al grido di «tagliatele la testa!». Ecco, solo che qua siamo in un Paese reale, con una storia, con dei simboli, che, nonostante Demarchi li ritenga «incompatibili con i valori costituzionali di democrazia e antifascismo», fanno parte della nostra storia.
Constatiamo con un certo entusiasmo che le proteste non abbiano tardato ad arrivare sia da destra che da sinistra. Il vicesindaco Elisabetta Bozzarelli (Pd) ha detto in merito: «Trovo ridicolo e volgare il teatrino di questi giorni, una gara a chi si definisce più antifascista. L’antifascismo si dimostra con i fatti, non con provocazioni». Rivolgendosi poi direttamente a Demarchi ha spiegato: «Non sprecheremo soldi pubblici per cambiare chiusini ancora funzionali, né possiamo rimuovere lampadari tutelati. Rappresentano anche un monito verso ciò che ha riservato la storia». Sebbene abbia voluto specificare che ci si debba riconoscere nei simboli cittadini recanti gli sforzi della Resistenza, dobbiamo ammettere che oggigiorno non è così scontato che si sia fatto ricorso al comune buonsenso.
Anche Giuseppe Urbani (Fratelli d’Italia) ha condiviso la posizione di Bozzarelli puntualizzando però che «il Parlamento europeo ha condannato anche nazismo e comunismo» e ricordando le numerose opere architettoniche della città costruite nell’ambito del regime, concludendo scherzosamente che «anche l’Impero austro-ungarico ha oppresso popoli». Dal canto loro, Spartak Malaj (Insieme per Trento) e Loris Ioriatti (Lega) hanno ricordato che quelle opere sono state costruite con il sudore di lavoratori trentini e che la storia non può essere cancellata. Demarchi ha replicato: «Pensavo che il centrosinistra potesse condividere il tema. Chiedo un confronto con Bozzarelli per ridefinire alcuni punti. Ho solo ripreso simili proposte avanzate dal Pd in altre città, come Perugia».
Ora, va bene ammettere il copia-incolla dalle altre città compagne, ma ricordiamolo che la proposta del 2021 di eliminare i fasci littori dal Mercato di Perugia è caduta nel vuoto esattamente come questa. Roberto Sani (Sì Trento) ha ammonito: «Il Consiglio comunale non è un tribunale della storia. Tuteliamo diritti, ma non possiamo imporre una memoria ufficiale: sarebbe gravissimo».
In effetti, tornando seri, proposte come queste (di «burlonate» ha parlato Daniele Demattè di Fratelli d'Italia, e fatichiamo a dargli torto) somigliano tanto a ciò che fanno i regimi nei confronti dell’arte, vedi i talebani in Afghanistan. È proprio questo il punto che ci preme sottolineare. La cancel culture, anche se spesso inscena solo “teatrini” senza conseguenze nel reale, contiene un messaggio pericoloso. Se non mi piaci, ti cancello. Quando prende di mira la storia, con edifici o simboli, più facilmente viene riconosciuta come una buffonata. E quando mette alla gogna le persone? Oggi è il tombino, domani è il personaggio pubblico o della porta accanto che esprime opinioni considerate inaccettabili dalla giuria progressista. Occhio, che la Regina di cuori è tra di noi e potremmo non accorgercene tra una risata e l’altra.













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