Chiesa
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Mons. Varden: «La liturgia è una delle chiavi dell’evangelizzazione»
Lo ha detto il porporato norvegese in un’intervista al mensile madrileno “Ecclesia Revista”
11 Marzo 2026 - 12:15
Mons. Erik Varden (Il Timone)
«La liturgia è una chiave decisiva per l’evangelizzazione. Non è l’unica, ma la più importante. Lo è sempre stata», così ha risposto mons. Erik Varden - che noi abbiamo avuto l’onore di intervistare per le pagine del nostro mensile (qui per abbonarsi) - in un’intervista concessa alla rivista spagnola “Ecclesia Revista” in occasione della pubblicazione in lingua spagnola del suo libro “Ferite che guariscono”. Quando il giornalista ha chiesto al vescovo norvegese come si potrebbe riflettere sulle ferite di Cristo in questo tempo di Quaresima, mons. Varden ha risposto che si potrebbe «affrontare più a fondo la liturgia della Chiesa». «La liturgia», ha poi proseguito, «è uno strumento didattico straordinario, e la Chiesa è una grande insegnante. Attraverso i suoi segni, testi, azioni, presenze e non presenze, la liturgia attira la nostra attenzione e acuisce la nostra coscienza».
Mons. Erik Varden, che ricordiamo è stato scelto da papa Leone XIV per gli esercizi spirituali di Quaresima rivolti al Santo Padre e alla Curia romana, aveva guidato la quinta meditazione sullo «splendore della verità». Anche in quel contesto aveva fatto riferimento alla liturgia, come linguaggio privilegiato insieme alla Scrittura per la predicazione. Mons. Varden per rispondere alla ricerca di verità del mondo che intraprende «nonostante la confusione, la paura e la fretta» aveva proposto di non disperdere le nostre energie in «tentazioni banali, fatte di paura, vanagloria e ambizioni», ma piuttosto di dedicare «le nostre migliori risorse» per sostenere «la Verità sostanziale e essenziale, che libera da qualunque surrogato, più o meno scintillante, più o meno maligno».
In questo contesto, mette poi in guardia la Chiesa dal pensare di dover «stare al passo con le mode del mondo». Avverte il porporato: «La Chiesa è un corpo che si muove lentamente» e per questo «correrebbe il rischio di adornarsi fuori stagione e di esprimersi con il gergo di ieri». Ciò che occorre è invece «parlare bene il proprio linguaggio», che mons. Varden rintraccia nella «Bibbia» e nella «liturgia dei propri padri e delle proprie madri, dei suoi poeti e santi». Proseguendo così apparirà sempre «originale e fresca, pronta a esprimere antiche verità in modi nuovi e potrà […] orientare la cultura». La liturgia, torna a riflettere il vescovo norvegese durante l’intervista, permette che noi possiamo essere attratti «dal mistero»: «Se lasciamo che la liturgia ci parli e non la troviamo banale e noiosa, il segreto della Quaresima ci sarà svelato e saremo preparati per la Pasqua».
Sempre durante la quinta meditazione, mons. Varden aveva rivolto un appello importante alla Curia, riflettendo sulla «chiamata» più forte risuonata durante il Concilio Vaticano II: quella alla santità, cioè «la chiamata a incarnare la verità». Nell’intervista al mensile spagnolo ha poi approfondito la questione sottolineando che papa Leone riprende il Concilio Vaticano II nelle sue catechesi: «Benedetto XVI diceva sempre che l'eredità del Concilio risiede nei testi», ha inoltre ricordato il vescovo «e noi siamo in un momento molto interessante, perché noi, che oggi siamo adulti in Chiesa, non siamo stati testimoni oculari di questo grande evento. E come sempre per ogni evento significativo, la ricezione e la trasmissione cambiano quando non sono più associate a una certa esperienza collettiva. Potremmo essere costretti a confrontarci in modo più obiettivo con l'eredità del Concilio. In ogni caso, dobbiamo scegliere un'ermeneutica della continuità, che è l'unica possibilità. In questo periodo, come dice san Benedetto [di , n.d.R.] all'abate, dobbiamo essere in grado di produrre cose vecchie e nuove dal grande tesoro che custodiamo. Ma prima dobbiamo sapere cosa c'è nel nostro tesoro. Pertanto, questo è un buon momento per un bilancio approfondito della fede cattolica».












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