Riforma bocciata
Violenza
Portogallo, molotov contro la marcia per la vita
I fatti, gravissimi, sono avvenuti sabato a Lisbona. Panico tra i manifestanti
24 Marzo 2026 - 00:05
(Andreia Viegas, YouTube/Imagoeconomica)
Il 21 marzo scorso si è svolta la Marcia per la Vita in Portogallo, in diverse città del paese. La piazza più importante è stata indubbiamente quella di Lisbona che ha attirato circa 4.000 partecipanti, che invocavano il rispetto per la vita nel grembo materno e condannavano la pratica dell'eutanasia. L'aborto è legale in Portogallo entro le prime 10 settimane di gravidanza e fino a dopo, in casi di stupro, incesto, rischio per la salute della madre o disabilità fetale. Inoltre nel 2023 è stata approvata una legge sull’eutanasia, ma di fatto non è ancora entrata in vigore.
Tuttavia, in un clima pacifico e rispettoso, come quello della Marcia, si è verificato un episodio gratuitamente violento: durante la manifestazione svoltasi, in particolare, nella piazza di Lisbona, sabato scorso, un uomo ha lanciato un ordigno esplosivo “artigianale” tipo cocktail molotov contro i partecipanti. Diverse persone sono state colpite dal liquido infiammabile e la cosa avrebbe potuto avere conseguenze molto più serie se fosse effettivamente esploso. Tempestivo l’intervento delle forze di polizia che ha fermato e identificato tre membri sospetti.
Ma in Italia non stiamo messi meglio, se si pensa che lo scorso 8 marzo, il corteo di Non una di meno per la giornata internazionale della donna, ha lanciato cori agghiaccianti davanti alla sede di Pro Vita a Roma «Le sedi di pro vita si chiudono col fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un pro vita muore: champagne! E se non muore: molotov!». In più, nelle strade adiacenti alla sede sono stati affissi manifesti firmati dal collettivo «Pro Scelta e Sorellanz3», che scimmiottano i messaggi originali di Pro Vita & Famiglia con la definizione di "Donna".
Una sequenza di provocazioni e minacce pura e semplice: «Pro Vita parassita a che pro sei in vita?»; «Donna: chi ce se sente» – ovviamente un chiaro riferimento all'auto percezione su cui si basa l’ideologia di genere –; «Trans*: il vostro peggiore incubo» o ancora: «Pro Vita: prepotenti omofobi, contro la vita e la libertà di tutt3» e non poteva mancare un attacco all’obiezione di coscienza, definita «violenza commessa su chi sceglie di praticare un aborto». La cosa più singolare di queste azioni violente e mirate è che hanno anche la pretesa di farlo in nome di un non beninteso concetto di “sorellanza” che vale per chi? Solo per chi aderisce ad una determinata ideologia?
E la violenza commessa contro chi la pensa diversamente da chi la compie è forse da non considerare violenza e quindi non è condannabile? E se sì, perché? E così siamo alle solite perché è proprio tipico dei regimi o delle visioni dogmatiche della realtà credere che, come diceva Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Un paradosso logico che smaschera privilegi e disparità di chi altro non è che immerso in narrazioni ideologiche del reale.(Foto: Andreia Viegas, YouTube/Imagoeconomica)











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