Venerdì 03 Aprile 2026

Il Cile vieta l'utero in affitto

Approvato con un consenso trasversale un ddl che non solo ne vieta la pratica, ma ne criminalizza anche l'intermediazione, la promozione, l'organizzazione e la commercializzazione

DONNA, INCINTA,SURROGATA

(Imagoeconomica)

Queste sono le leggi da festeggiare: il Cile ha da poco approvato un disegno di legge che vieta la maternità surrogata in ogni sua forma. Inoltre mette al bando anche tutta l'orribile filiera che si è rapidamente inanellata intorno a questo nodo: per intendersi agenzie, fieristica ed eventi promozionali, intermediazione, contrattualistica, logistica, pubblicità di ogni tipo, gestione degli enormi profitti che se ne ricavano. Un nodo gordiano che il paese sudamericano non intende attardarsi a sciogliere, perché di buono, a saper ben vedere, non c'è nulla. Il Ddl è 17337-07 ha ottenuto un vasto consenso politico con i voti favorevoli di parlamentari di destra, di centro ma anche di sinistra e - riferisce tra gli altri infocatolica - «segna un passo decisivo nel processo legislativo e riconosce la necessità di vietare questa pratica, considerandola contraria alla dignità delle donne e dei bambini. (...) La sua approvazione La sua approvazione è stata accolta con favore dal Gruppo di Esperti di Casablanca e da Reem Alsalem , Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro le Donne e le Ragazze , che ha dichiarato pubblicamente che quando i governi esaminano le conseguenze del mercato della maternità surrogata, l'unica misura coerente è il suo divieto, come affermato nel rapporto del Gruppo di Casablanca

Il disegno di legge sostiene che la maternità surrogata è una forma di mercificazione della gravidanza che sfrutta le donne, in particolare quelle provenienti da contesti emarginati e poveri. Questa posizione è in linea con un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato lo scorso ottobre, che chiedeva il riconoscimento della maternità surrogata come un sistema di violenza, sfruttamento e abuso, e ne sollecitava l'abolizione universale. Una posizione che l'Italia sostiene da tempo e che ha già promosso con l'approvazione nell'ottobre del 2024 della modifica alla legge 40 che estende il divieto della maternità surrogata anche all'estero.

La ratio del disegno legislativo cileno si basa su solidi fondamenti etici: tutto il processo della gestazione per altri attacca e lede gravemente la dignità della donna e offende l'identità del bambino, sottoponendolo fin dal concepimento a profonde violazioni dei suoi diritti e all'alterazione di processi biologici fondamentali che impatteranno quindi sulla sua intera esistenza. Non si può (non si sarebbe mai dovuto!) in nessun modo e per nessun fine trasformare la maternità, il corpo della donna e soprattutto la vita di un essere umano in uno scambio commerciale: in primo luogo, gli autori del testo, ritengono infatti che «la maternità surrogata viola la dignità della madre surrogata perché comporta l'uso di funzioni corporee intime e altamente personali per scopi utilitaristici. In secondo luogo, avvertono che questa pratica potrebbe portare a confusione tra paternità e maternità, con la conseguente offesa all'identità personale del bambino. Cedere il bambino rompe il legame, causando un danno alla madre e un danno profondo e incommensurabile al neonato, per il quale l'attaccamento e lo scambio di nutrimento tra loro sono processi naturali che lasciano un segno indelebile.»

Vi è inoltre un terzo livello che ci riguarda tutti e che la Chiesa, maestra di vita e di verità, non manca di sottolineare: il bene comune, l'umanità di tutti sono mortalmente offesi da questa pratica che perverte le dimensioni più profonde dell'esperienza esistenziale di ognuno, il modo di venire al mondo e l'ambiente familiare nel quale tutti meritiamo di crescere. Ne ha parlato diffusamente monsignor Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, nell'incontro all'Ambasciata italiana presso la Santa Sede del 13 gennaio scorso. Lo ha fatto richiamando le parole di Leone XIV di pochi giorni prima al corpo diplomatico quando il Pontefice aveva definito la maternità surrogata una pratica che, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino, ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”; ricordando come Papa Francesco "deprecabile" questa pratica per le stesse ragioni e ha ricordato come le conseguenze della maternità surrogata impattino ben oltre l'ambito strettamente personale poiché «incidono profondamente sulla concezione che la società ha della maternità, della genitorialità e più in generale della dignità umana».

Non è moralmente sostenibile l'idea di regolamentare la pratica semplicemente prendendo atto che esiste una domanda per questo mercato, poiché l'idea che sul concepimento di un bambino e la sua cessione a terzi previo passaggio di denaro si possa reggere un mercato deve tornare ad essere inaccettabile; l'unica linea sensata da seguire, dunque, è la messa al bando universale della pratica e questa è la convinzione che sostengono organismi internazionali, movimenti a difesa della donna e della vita nascente e anche paesi come l'Italia, che in questo è stata pioniera.

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