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Dentro il concistoro: continuità, prudenza e una sinodalità ancora da chiarire
Tra prudenza e aspettative, Leone XIV tratteggia uno stile di governo che guarda al Concilio e attende conferme
21 Gennaio 2026 - 15:33
Papa Leone XIV al concistoro straordinario - Ansa
Continuità, prudenza e unità. Così avevamo indicato le tre parole chiave con cui guardare al concistoro straordinario che si è tenuto in Vaticano lo scorso 7 e 8 gennaio. Tre chiavi di lettura che si sono confermate valide, sia per quanto riguarda il metodo di lavoro, che per ciò che riguarda i "risultati", se così si può dire.
Diciamo subito che la notizia più rilevante si conferma essere il fatto che appunto papa Leone, a differenza del predecessore che aveva praticamente azzerato gli incontri tra cardinali, intende continuare a convocare i concistori. Il prossimo sarà il 27 e il 28 giugno e si prospetta l'idea che ogni anno vi sarà almeno una o due convocazione per tutti i cardinali, mentre non si parla più del famoso C9, ossia il gruppo ristretto di porpore ideato da papa Francesco per coadiuvarlo nel governo della Chiesa.
Dei quattro punti che erano all'ordine del giorno - una rilettura dell'esortazione di Francesco Evangelii Gaudium; lo studio della costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla riforma della Curia; sinodo e sinodalità come strumenti di collaborazione con il Pontefice; e infine una riflessione teologica, storica e pastorale sulla liturgia - i cardinali hanno deciso a maggioranza di concentrarsi solo su due: «Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi, ed Evangelii Gaudium, annunciare il kerygma, il Vangelo con Cristo al centro».
Non verranno cassati gli altri temi, così ha garantito lo stesso Papa Leone, ma intanto il tema della liturgia — che aveva acceso qualche dibattito specialmente nel mondo affezionato al rito romano pre conciliare — è stato rimandato. La concentrazione sul tema della sinodalità riporta la lancetta chiaramente sulla continuità con un tema fondamentale del pontificato di papa Bergoglio, sebbene, a quanto si apprende da alcune fonti de Il Timone, la discussione tra i tavoli sia stata animata anche da una richiesta di chiarezza. E già questa, a suo modo, è un'ulteriore notizia, visto che dopo anni di sinodo sulla sinodalità è ancora necessario fare chiarezza, tanto da chiedere allo stesso papa Leone XIV di procedere magari con un suo documento a togliere tutti i dubbi su come si debba intendere questa benedetta sinodalità.
In ogni caso questi due giorni, lo ha detto il Papa nel suo intervento finale, troveranno una continuazione nel 2028 quando si concretizzerà l'assemblea ecclesiale che è una prosecuzione del sinodo sul sinodo così come stabilito da papa Francesco nei giorni della sua malattia.
In generale è emersa ancora una volta la prudenza di papa Prevost che predica e desidera l'unità della Chiesa. In questo risponde, come ha ricordato lui stesso nel discorso conclusivo del concistoro, a quanto emerso nei giorni «precedenti e successivi al conclave, ma anche con il Concilio Vaticano II»; nei discorsi dei due giorni è emersa di certo la continuità con Francesco, ma c'è stato anche il richiamo ai suoi predecessori, citati anche Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e Paolo VI.
Il Papa ha chiesto massima riservatezza ai cardinali rispetto al dibattito dei lavori, tuttavia quello che sembra emergere è un concistoro tutto sommato interlocutorio. Resta la linea Prevost dove la sinodalità continua a essere importante, ma con un approccio più strutturato e ponderato; l’attenzione sociale non viene meno, ma si accompagna a una riflessione sulle radici teologiche e spirituali degli interventi; interessante anche l'annuncio del prossimo tema delle catechesi del mercoledì, che «sarà dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti». E tornerà sul tavolo, prima o poi, anche il tema della liturgia.
Il 10 gennaio di tre anni fa moriva il cardinale australiano George Pell; dopo la sua morte, avvenuta all'età di 81 anni, si scoprì che era lui l'uomo dietro lo pseudonimo "Demos", con il quale l'anno prima aveva scritto un promemoria in cui criticava il papato di Papa Francesco e richiamava le attenzioni che avrebbe dovuto avere il futuro Papa. Tra le prime priorità richiamava la necessità di esigere «unità nei principi essenziali e non permettendo inaccettabili divergenze dottrinali».
A prescindere dall'idea che si può avere sul dossier di "Demos", papa Leone XIV ha certamente un compito non facile davanti, quello di creare unità interna e coerenza dottrinale, evitando conflitti e malintesi.











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